lunedì 11 agosto 2014

Addio a Walter Fusi, maestro del colore

17 maggio 2013

COLLE VAL D'ELSA (Siena) - Se n’è andato all’età di 89 anni, nella sua casa di Colle Val d’Elsa in cui aveva trascorso buona parte della sua vita, almeno quando non era in giro per il mondo con i suoi quadri in mostra, oppure all’Isola d’Elba, nel buen retiro estivo dove andava a rinfrescare la sua ispirazione ancora intatta, dopo tutti questi anni.
Walter Fusi era nato a Udine per caso, per vicende familiari, ma era colligiano e a Colle era tornato bambino con la famiglia, negli anni difficili a ridosso della seconda guerra mondiale. Dopo l’Istituto d’Arte a Siena e l’Accademia a Firenze, che raggiungeva a bordo dei camion che effettuavano l’unico servizio di linea sulla Via Cassia nell’Italia emersa in macerie dalla guerra, il giovane Fusi aveva aderito al movimento informale, quella rivolta pittorica di matrice un po’ dadaista, un po’ surrealista e un po’ espressionista con cui la generazione di artisti degli anni cinquanta e sessanta reagiva agli orrori della guerra e alle convenzioni sociali che l’avevano provocata.
A Firenze erano gli anni di Ottone Rosai e del post-futurismo. Le avanguardie, o neoavanguardie andavano anche allora in molte direzioni, ma apparentemente proprio quella informale era penalizzata dalla cultura ufficiale, quella che si riuniva al caffè delle Giubbe Rosse e che tendeva a relegarla in secondo piano, nei circuiti minori quali la Galleria dell’Indiano.
Walter Fusi dovette andare a Milano a cercare (e trovare) riconoscimento e fama. Con l’arrivo nel capoluogo lombardo, approdò anche ad una nuova corrente, quell’astrattismo geometrico in cui dimostrò appieno il suo talento innato per la scelta del colore, delle forme, dell’espressione di uno stato d’animo intenso attraverso linee geometriche e sperimentazioni spaziali.
Dalla fine degli anni 70, aveva riaperto uno studio a Firenze, in Borgo santo Spirito, e la vecchia casa di Colle Val d’Elsa, dove era ritornato a vivere in pianta stabile. Negli ultimi decenni, aveva coltivato il proprio stile personale inconfondibile al di fuori di ogni scuola, nella massima libertà espressiva e decorativa. Negli ultimi tempi della sua vita era ancora impegnato nell’ultima impresa affrontata: dare forma e colore ai Carmina Burana, i Canti Orffici che aveva saputo rendere visivamente con maestria adeguata alla musica immortale.
Dice Federica Casprini, assessore alla cultura del Comune di Colle Val d’Elsa e sua amica personale: “Il suo stile era personalissimo e originale, a tal punto che è difficile fare confronti con altri autori o applicare categorie critiche precostituite; Walter Fusi era semplicemente se stesso e adesso mancherà a tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato, come uomo e come artista”.
Proprio al Comune di Colle Val d’Elsa, dopo la grande mostra antologica del 1999, aveva donato un cospicuo corpus delle sue opere che ripercorre integralmente la sua carriera artistica, e che adesso è destinato a diventare una sezione monografica a lui dedicata nel complesso museale del Conservatorio di San Pietro, a Colle alto.
Mancherà a tutti, è vero. A qualcuno in particolare anche di più...

Di lui avevo tanti ricordi d’infanzia. Poi, come succede in tutte le famiglie, la vita ci aveva allontanati, dispersi ai quattro venti, ai quattro angoli d’Italia e del mondo. Come succede in questa vita moderna in cui si ha a fatica il tempo di ritrovare se stessi, avevo rimandato più volte di andare a trovare un anziano parente, credendo di avere davanti a me, a noi, un tempo infinito per farlo. Non era così. Non è mai così per nessuno, ma facciamo tutti finta di crederlo, finché non è troppo tardi.
Di lui adesso mi restano quei ricordi. E tanti quadri che fin da piccolo hanno adornato la mia casa. Non era soltanto un gran pittore, ma anche e soprattutto un gran signore. La sua generosità ha fatto sì che fin da piccolo io potessi volgere lo sguardo ovunque vedendo i segni della sua arte, i suoi capolavori. E abituandomi così al bello senza neanche accorgermene. Dandolo quasi per scontato, come succede a chi ha già avuto la fortuna di nascere in una città come Firenze, e la vita gli regala anche un Walter Fusi in famiglia.
Non era credente, ma io so che adesso dipinge sulla tela del cielo. L’ultimo regalo che mi ha fatto è l’orgoglio e la tristezza profonda che sto provando adesso.

Era mio zio.

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