martedì 2 dicembre 2014

RENZIADE: Piero Pelù vs Matteo Renzi: Il rock dell'Asfaltatore

20 settembre 2013


«A Berlusconi conviene restare nel governo, ha paura delle elezioni perché sa che se andiamo al voto asfalteremo il Pdl». La retorica è un'arte, lo sapevano già gli Antichi fin dai tempi di Catone il Censore e di Cicerone. Nei tempi moderni quest'arte ha assunto connotazioni di vera e propria scienza, venendo a chiamarsi Marketing Pubblicitario e finendo per essere palestra d'esercizio non più o non soltanto del genio individuale ma di veri e propri esperti curatori di immagine.
Da Berlusconi, che per primo ebbe l'intuizione di traghettare definitivamente l'Azienda in Politica, fino a Renzi che adesso lo vuole imitare prima e asfaltare poi, si parla solo dopo aver studiato attentamente che cosa l'uditorio a cui ci si rivolge vuole sentirsi dire. Se si parla a Sesto San Giovanni (una volta definita la Stalingrado d'Italia, uno dei Comuni più rossi del paese), và da sé che per avere l'applauso si deve promettere non di sconfiggere l'avversario storico della sinistra ma addirittura di sotterrarlo.
Và da sé anche, però, che se a parlare è il Sindaco di Firenze, i suoi concittadini possono tradurre in concreto ogni sua singola parola, perché qui il retore è stato visto all'opera da quattro anni a questa parte. Privilegio – diciamo così – che per ora non è toccato a nessun altro. Se al resto d'Italia le primarie avvelenate di Bersani hanno tolto finora il piacere di assaggiare nella prassi ciò che è sotteso alle teorie renziane, qui a Firenze invece si può scrivere ormai un trattato in materia. E alcune parole destano immediatamente l'attenzione, come il sale su una ferita aperta, verrebbe fatto di dire. Così, se il Sindaco a distanza parla di asfaltare qualcosa, la città – o buona parte di essa – ha un sussulto improvviso.
Da quando esiste il Comune di Firenze, spesso e volentieri più che le parti politiche sono state le avanguardie o comunque i movimenti artistici a rappresentare stati d'animo e malesseri della cittadinanza. Al tempo dei Guelfi e dei Ghibellini, non furono tanto i Cerchi e i Donati a rappresentare le fazioni e gli interessi in gioco (limitando essi semmai la propria azione allo scannatoio reciproco simile alle faide che insanguinavano altre latitudini), ma artisti come Dante Alighieri, Cecco Angiolieri ed altri. In particolare il Sommo Poeta, distribuendo amici ed avversari tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, dette soddisfazione agli umori più profondi, viscerali del suo popolo.
In epoche più recenti, il malumore brontolone tipico dei fiorentini ha avuto la sua voce di sfogo tramite la Voce. Non è un gioco di parole, gli intellettuali di ogni genere che si radunavano attorno a Prezzolini alle Giubbe Rosse in Piazza della Repubblica erano sicuramente più rappresentativi di un establishment che aveva continuato imperterrito prima, durante e dopo il Fascismo a risolvere i suoi contrasti nel chiuso dei suoi circoli ristretti, lasciando fuori completamente la società civile.
Allo stesso modo, l'uscita improvvida del Sindaco con la pessima scelta del termine asfaltare è stata dolorosamente avvertita in una città le cui strade non hanno ormai più nulla da invidiare a quelle di Sarajevo alla metà degli anni Novanta, ma questa sofferenza non è stata né raccolta né interpretata da addetti ai lavori, forze politiche e massmedia. E' toccato invece ad un artista, una volta di più, farsi interprete di un malumore diffuso verso una amministrazione vissuta ormai come distante, inefficiente, in ultima analisi inesistente.
Piero Pelù, popolare cantante dei Litfiba (gruppo rock di successo e di tendenza da almeno un paio di generazioni) ha indirizzato al Sindaco "più latitante della storia di Firenze" una lettera aperta tramite il proprio profilo Facebook, e con il suo stile ironico ha messo in fila il cahier des doléances che per ora è patrimonio del cittadino medio di Firenze, in attesa di diventare patrimonio comune di tutti gli italiani. Il rocker non usa mezzi termini: Renzi «si sente la vittoria in mano per le prossime elezioni politiche nazionali, è riuscito con perseveranza certosina e promesse fantascientifiche a mettere tutti d'accordo all'interno di quel buco nero della politica che è il P.D. (non è l'acronimo di una bestemmia ma ci si avvicina molto), anche il volpone D'Alema si sta inchinando al nuovo che avanza. Bene, aria nuova o aria fritta?».
La descrizione che Pelù fa del Sindaco che vuole fare il Presidente del Consiglio è calzante, comunque uno la pensi: «Il rampante Renzi sa bene di politica fatta all'italiana ma soprattutto sa benissimo cos'è il marketing applicato ad essa (da buon "berluschino" altro non può fare) e così quando arringa il suo fan club ai comizi o va in tivvù fa il toscanaccio con la lingua biforcuta, diventa tagliente, fa "impazzire" il povero Vespa, c'ha una battuta per tutti, risulta simpatico e coinvolgente. La massa forse gli sta credendo davvero e lo voterà, come leader dell'amorfo P.D. lo voteranno sia da destra che da sinistra».
Ma è quando si arriva a menzionare la parola più infelice pronunciata da Renzi da quando è in politica, quell'asfaltare che provoca fitte di dolore al fiorentino medio (e Pelù spiega bene perché), che l'ironia del cantante si fa più tagliente di qualsiasi battuta del Sindaco: «Asfalteremo il PDL!» è una delle sua ultime chicche riprese da qualsiasi massmedia italiano. Bene Matteo, asfaltali tanto stanno alla frutta, ma allora asfalta pure tutti i mafiosi che ci stanno attaccati come sanguisughe da 60 anni, asfalta tutti i massoni che in quanto a lobbismo marcio non sono secondi a nessuno, asfalta tutti quelli come Marchionne, asfalta le lobby farmaceutiche, asfalta gli spacciatori in giro ad ogni angolo di strada, asfalta chi gli dà la roba da vendere, asfalta anche quello che ora non mi viene in mente così magari mi stupisci per una volta. Ma siccome so che non asfalterai niente e nessuno di queste voci (con calma capiremo il perchè) allora come cittadino\contribuente di Firenze ti chiedo se, finito questo mondiale di ciclismo, sarai in grado di asfaltare (o lastricare) le migliaia di pericolosissime buche che ci sono nelle strade
della mia amata città. Grazie dell'attenzione».
Non c'è che dire, Dante Alighieri avrebbe guardato con curiosità (chissà se con ammirazione, ogni epoca ha le sue forme artistiche e relativi esponenti) a questo suo emulo proveniente dal mondo della Musica e dai secoli a venire.
Resta solo l'incertezza sul Girone in cui la voce dei Litfiba avrebbe messo il Sindaco fellone, presumibilmente – crediamo – all'Inferno. Nessun dubbio invece sul verso che avrebbe chiuso il canto dedicato a "colui che ebbe Firenze in gran dispetto", l'ha scritto Renzi stesso in quel di Sesto San Giovanni e gli si attaglia perfettamente, in quanto autobiografico: "Non sono né una superstar né un punto di riferimento. Anzi il fatto che io sia uno dei candidati dice quanto siamo messi male".
E se lo dice lui….

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