lunedì 15 agosto 2016

DIARIO OLIMPICO: Il sorriso dell'Italia

Il sorriso di Tania è il sorriso dell’Italia. L’ultimo tuffo della sua carriera costringe i giudici, fino a quel momento di manica stretta, ad alzare un “81” che vale la medaglia di bronzo, il terzo posto sul podio olimpico dietro alle cinesi con le quali, al pari di quanto succedeva con le atlete dell’est europeo di una volta, non è dato competere.
Quinto tuffo: 81, è medaglia
E’ la sesta medaglia olimpica della famiglia Cagnotto, dopo le quattro di papà Giorgio conquistate tra Monaco di Baviera 1972 e Mosca 1980. Le medaglie di Tania invece sono vinte tutte qui, a Rio, alla fine di una lunga rincorsa e di tante delusioni. Gli sport dove decidono le giurie sono così, la politica la fa da padrona. Ma alla fine la grazia e la bellezza di questa tuffatrice prevalgono. Alla fine anche i giudici più severi si commuovono, e dopo l’argento nel sincro con la Dallapé per Tania arriva la consacrazione, la porta d’ingresso nella storia dello sport del suo paese.
Sarà difficile trovare un’erede a questa donna, così come ancora aspettiamo di trovarne uno a suo padre. Di sicuro, se lo vorrà, Tania Cagnotto sarà una splendida portabandiera alle prossime Olimpiadi così come lo sono state Federica Pellegrini, Valentina Vezzali, Sara Simeoni. Grandi signore dello sport, che lasciano un vuoto probabilmente incolmabile.
E’ la medaglia n. 570 nella storia dei Giochi Estivi per l’Italia. Poco dopo arriva la 571. L’Italia – pardon, la Sicilia, perché i nostri eroi vengono tutti da Acireale o da Catania – è seconda solo alla Francia nella Spada a squadre. Ci sono sport che non smettono mai di alimentare il Medagliere italiano. Judo, Scherma, Tiro, Ciclismo. Ce li abbiamo nel DNA? Forse. O forse nel dissesto totale delle nostre istituzioni anche sportive, si salvano le discipline di base, quelle dove contano solo la passione e la partecipazione popolare. La domenica, c’è chi inforca la bicicletta, o va a tirare d’arco o di fucile e pistola, o di scherma, o si butta in piscina. O d’inverno si mette gli sci, o i pattini o monta sullo slittino. Sono questi gli sport che ci tengono nell’alta classifica olimpica. Negli sport a squadre, il Volley e la Pallanuoto azzurri sopravvivono alla morte del calcio, del basket, del tennis, perché forse ancora dalle loro parti girano meno quattrini e meno politica.
Le Olimpiadi, per l’Italia, durano la prima settimana. Poi arriva l’Atletica, e l’Italia sparisce. Se poi ci si mette la sorte, che prima ti regala un Tamberi e poi te lo toglie a pochi giorni dall’accensione della fiamma olimpica, allora è notte fonda.
Siamo un paese di dilettanti, in tutti i sensi. Forse è per questo che almeno nella prima settimana, gli sport dilettantistici ci danno tante soddisfazioni. La storia parla chiaro, la storia siamo noi, con quel quinto posto assoluto nel Medagliere di tutti i tempi quanto a medaglie d’oro (243, dopo il bis di Campriani) e sesto nel numero totale di medaglie (685, dopo il volo di Tania e la grinta di Paolo Pizzo, Enrico Garozzo, Marco Fichera e Andrea Santarelli).
L'abbraccio tra due generazioni di Cagnotto
Ventinove partecipazioni su trentuno (ma nel 1896 e nel 1904, dove risultavamo assenti, l’organizzazione, o per meglio dire la disorganizzazione fu tale da non rendere attendibile qualsiasi statistica), le nostre medaglie sono poco meno di un quarto di quelle degli Stati Uniti, sempre presenti, sempre vincenti e sempre conseguenti al motto mens sana in corpore sano. Gli USA hanno festeggiato l’oro numero 1.000 con la staffetta 4x100 femminile che è stata anche probabilmente l’ultima gara della nostra Federica Pellegrini. Tra loro e noi ci sono anche Gran Bretagna e Germania (nelle sue varie articolazioni del dopoguerra). L’URSS è un ricordo del passato e prima o poi la riprenderemo, la Cina ancora ci sta dietro. Siamo testa a testa con la Francia, qualche oro in più noi, qualche medaglia nel complesso in più loro.
Giorgio Cagnotto, Monaco 1972
Siamo a giocarcela con paesi che investono nello sport, convinti che sia una componente essenziale dell’educazione dei propri figli e del benessere e della cultura dei propri cittadini. Noi siamo a batterci con loro, con la sola forza della passione dei nostri atleti della domenica, che poi diventano campioni in silenzio, e una volta ogni quattro anni ci impongono di ricordarci di loro.

Il sorriso di Tania, di Niccolò, di tutti questi ragazzi è il nostro sorriso. Sarebbe l’ora di ricordarcelo anche dopo che, il 21 agosto, la fiamma si spegnerà e i ragazzi dei Cinque Cerchi lasceranno definitivamente o mundo novo. Questa Rio de Janeiro che per ora per i nostri colori è stata migliore di Barcellona 92 e punta adesso ad esserlo di Mosca 80. Non mettiamo limiti alla Provvidenza, semmai mettiamoli a chi sperpera i nostri soldi, invece di spenderli per il nostro futuro.





L'Italia ai Giochi Olimpici estivi

l'Italia ai Giochi Olimpici invernali

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