giovedì 4 agosto 2016

DIARIO OLIMPICO: Addio Londra, si spegne anche la fiaccola paralimpica

10 settembre 2012

LONDRA - Anche i Giochi Paralimpici lasciano Londra, la fiaccola si è spenta definitivamente. I giochi si chiudono con un risultato sorprendente per l’Italia: 28 medaglie, le stesse conquistate dalla nazionale normodotata. E’ un pareggio storico, in un paese dove i portatori di handicap patiscono ancora le conseguenze di ritardi culturali e strutturali, dove le barriere architettoniche vengono abbattute con fatica e i servizi latitano o sono carenti, e semmai qui il pareggio avviene al ribasso, nel senso che ormai la carenza riguarda tutti i cittadini, qualunque sia la loro condizione.
Con soli 97 atleti a fronte dei 300 normodotati, l’impresa della nazionale paralimpica salta ancora di più agli occhi. 10 medaglie in più rispetto a Pechino, 13° posto assoluto nel medagliere, un salto di qualità pari solo all’audience che questi giochi hanno avuto tra il popolo degli spettatori (un grazie alla RAI, tante altre volte carente nella copertura di eventi sportivi, stavolta è d’obbligo), segno che qualcosa finalmente si sta veramente muovendo, non soltanto nel movimento atletico paralimpico ma soprattutto nelle coscienze di tutti i cittadini.
Come al solito, è più facile tracciare un bilancio tecnico (straordinariamente positivo, come si è detto) che emotivo. Difficile dire quale dei gesti tecnici o delle medaglie vinte o degli scorci di vita resterà maggiormente nel cuore di chi ha seguito i giochi: da Zanardi alla Minetti (che già erano personaggi meritatamente alla ribalta) a tutti gli sconosciuti atleti che hanno vinto o anche solo partecipato, e che adesso – anche in questo perfettamente alla pari dei colleghi normodotati di tante discipline - si spera che non ritornino completamente nell’oblio per i prossimi quattro anni.
Da un punto di vista esclusivamente storico, forse l’immagine simbolo l’ha regalata una volta di più lui, Oscar Pistorius. A Pechino fu l’Usain Bolt della situazione, vincendo tutto. Stavolta ha dovuto abdicare nei 100 e 200 metri, proprio nell’anno in cui ha ottenuto la sua vittoria più grande: l’ammissione ai Giochi Olimpici. Il secondo posto non sminuisce certo la statura né umana né sportiva di quest’uomo, che resterà nella storia non solo sportiva di questi anni. «Il mondo intero ha visto che il livello dello sport paralimpico è veramente alto», ha detto.
E’ vero, ed è ora di accorgersene per tutti, che abbiano seguito questi straordinari giochi o meno. Il premio per l’atleta paralimpico che va a medaglia per esempio, è esattamente la metà di quello dell’atleta olimpico. Per la parità effettiva, c’è ancora strada da fare, ed è ora di farla.

Nessun commento:

Posta un commento