giovedì 4 agosto 2016

DIARIO OLIMPICO: Paralimpiadi, Annalisa Minetti, la donna che ”vede con il cuore”

5 settembre 2012

LONDRA - La storia è di quelle che sembrano fatte apposta per affascinare e commuovere il grande pubblico. Ma non è una storia costruita in laboratorio, o sul tavolo di uno scrittore-sceneggiatore, o in un set televisivo. E’ una storia vera, che parla - come tutte quelle degli atleti che stanno partecipando alle Paralimpiadi di Londra 2012 - di coraggio, forza di volontà, classe indiscussa. Di una vita che sta restituendo
quanto e più di quello che ha tolto in principio.
Annalisa Minetti è diventata non vedente a 18 anni, l’età in cui si comincia a realizzare i sogni fatti nell’adolescenza, o almeno ci si prova. Dopo le scuole superiori e l’avvio di una carriera di artista di pianobar, si scoprì ammalata di retinite pigmentosa e degenerazione maculare, malattie che la condussero gradualmente alla cecità. Luci ed ombre durante il giorno, buio completo di notte.
Non avere più la fortuna di poter ammirare la bellezza del mondo che la circondava, né di poter cogliere visivamente l’entusiasmo della gente che assisteva alle sue esibizioni, e neppure avere più un’idea del proprio aspetto e di quanto potesse essere e mantenersi gradevole con gli anni, tutto ciò non le impedì di continuare a coltivare e realizzare sogni di una carriera artistica.
Nel 1997 fece il suo esordio alla ribalta nazionale in occasione del Concorso per Miss Italia, arrivando tra le prime dieci. Ma siccome la bellezza era probabilmente il minore, o il meno interessante per lei, dei suoi talenti, eccola partecipare l’anno dopo al Festival di Sanremo, e questa volta vincere (sia tra le Nuove Proposte sia nella classifica principale), con la canzone Senza te o con te. Perché la voce è un altro dei doni di cui la natura l’ha dotata, a risarcimento della sua menomazione.
Per una donna abituata a convivere con questo handicap e a non soccombergli, poteva essere sufficiente. Anni di soddisfazioni artistiche sia canore che teatrali l’hanno accompagnata fino al 2008, quando si è sposata e ha avuto un figlio. Ma proprio allora Annalisa ha deciso – a 32 anni – di aggiungere un altro incredibile capitolo alla sua bella storia decidendo di dedicarsi all’Atletica paralimpica. E ricevendo anche in questo campo la conferma di essere una persona speciale, oltre che un carattere d’acciaio.
Corre nella vita Annalisa, e corre anche in pista. La specialità in cui è risultata eccellere sono gli 800 metri classe T11 (non vedenti). Si corre con una guida, in genere un ex atleta normodotato, a cui l’atleta paralimpico è unito da un bracciale e da cui riceve la direzione in corsia. A Londra ancora gli 800 non sono presenti come disciplina paralimpica, e pertanto Annalisa ha dovuto cimentarsi nei 1500 metri classe T12 (ipovedenti), correndo quindi con atleti dotati di handicap inferiore e che non necessitano una guida. Risultato, terza assoluta e medaglia di bronzo, con record del mondo non vedenti in 4’48’’88, dietro a due atlete ipo.
Ad una prestazione che fa di lei una leggenda dello sport oltre che un esempio di dove può arrivare l’essere umano quando è sorretto da una personalità come la sua, ha fatto seguito una bellissima dichiarazione: «Tutto è possibile, io ne sono la dimostrazione. Rappresento un movimento di persone che vogliono essere ascoltate, e trattate come atleti, e vorrei che tanti atleti del passato potessero unirsi alle nostre guide per dare una mano».
Sarebbe davvero bello che lo facessero. Sarebbe davvero bello se Annalisa potesse vedere quello che ha fatto, e l’entusiasmo e la commozione che ha suscitato in tutti noi.

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