mercoledì 3 dicembre 2014

RENZIADE: La squadra



21 febbraio 2014

La porta dello studio del Presidente della Repubblica si apre intorno alle 19,00. Il governo Renzi è appena nato e si presenta alla stampa, che attende da oltre due ore e mezzo. Il Presidente del Consiglio incaricato cerca di nascondere una certa emozione con la consueta spavalderia, quella faccia tosta che l'ha sempre aiutato e che adesso, per sua stessa ammissione, è diventata la principale posta in gioco.
Si, perché come chiarirà Matteo Renzi nella breve ma significativa conferenza stampa, questo governo nasce con l'obbiettivo dichiarato di arrivare alla fine della legislatura nel 2018, ma ha un altro obbietivo decisamente più impellente: arrivare a domattina quando, subito dopo il giuramento, il nuovo Consiglio dei Ministri dovrà mettersi al lavoro per attuare prima possibile quelle riforme che "sono ad un passo" e di cui il paese non può più fare a meno.
Matteo Renzi è il più giovane Presidente incaricato della storia repubblicana e anche in assoluto dell'Italia unita, avendo superato di pochissimi mesi il precedente detentore del record, Benito Mussolini. Insieme a lui, sono altri due i ministri under 40, Marianna Madia a cui è toccata la Pubblica Amministrazione e Maria Elena Boschi andata alle Riforme ed ai Rapporti con il Parlamento. E' appena quarantenne la neo-ministra degli Esteri (che erediterà subito dal predecessore Emma Bonino la patata bollente del caso dei Marò detenuti in India da due anni) Federica Mogherini.
Il governo Renzi stabilisce altri record assoluti. E' il secondo governo con il minor numero di ministri (16) dal dopoguerra ad oggi, dietro un De Gasperi 3 che ne aveva 15. Ed è il primo a realizzare effettivamente le pari opportunità, poiché le donne sono presenti con lo stesso numero degli uomini. Quasi tutti volti nuovi, tra l'altro, ad eccezione di Angelino Alfano, Beatrice Lorenzin e Maurizio Lupi, confermati rispettivamente a Interni, Sanità e Trasporti ed Infrastrutture.
Alla seconda esperienza di governo anche Dario Franceschini alla Cultura e Andrea Orlando alla Giustizia, mentre non può essere definito un volto nuovo Pier Carlo Padoan, già consulente della Banca Mondiale e della Banca Centrale Europea, nonché vicepresidente dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che succede a Saccomanni al Ministero dell'Economia e delle Finanze. Giuliano Poletti di Legacoop si accomoda invece sulla poltrona del Ministro del Lavoro e del Welfare.
Questa è la squadra che da domattina si metterà al lavoro per riuscire a fare quello che non è riuscito ai predecessori, di cui eredita la maggioranza delle "larghe intese". Il governo presieduto da Renzi è il terzo infatti che non nasce da un voto popolare ma da scelte discrezionali del Presidente della Repubblica favorite dalle forze politiche. Dopo Monti e Letta, tocca adesso all'ex sindaco di Firenze.
Che sia la volta buona? Renzi è convinto di sì, ripetendolo dovunque, da Twitter ai microfoni della sala stampa del Quirinale, e affermando di giocarsi la faccia sulla salvezza dell'Italia prima ancora che la carriera.
Poco dopo esce il presidente Napolitano, che commenta con soddisfazione l'incarico a un governo con tutti i requisiti per realizzare quello che a suo dire è stato l'impegno principale della sua presidenza, le riforme.
Prodi, Berlusconi, Letta e Monti sono archiviati. Tocca al nuovo che avanza, domattina il giuramento, lunedi la fiducia.

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