giovedì 30 ottobre 2014

RACCONTAMI: Il 2014 secondo Isaac Asimov



Almeno tre generazioni di ex ragazzi cresciuti a pane e fantascienza lo conoscono bene e lo venerano come il più grande di sempre. I più giovani magari non l’hanno letto ma apprezzano i molti film direttamente o indirettamente ispirati alla sua vasta e impareggiabile produzione letteraria. Isaac Asimov è stato davvero il più grande, le sue visioni del mondo futuro hanno ispirato tutti i suoi colleghi, affascinato tuti i suoi lettori e influenzato creazioni letterarie e cinematografiche a loro volta divenute un cult dei nostri tempi.
Dalla saga dell’Impero Galattico, la cui ispirazione gli venne dalla lettura del “Declino e caduta dell’Impero Romano” del grande storico inglese Edward Gibbon, non è un mistero che abbia tratto ispirazione a sua volta per esempio George Lucas per l’impianto scenico e per la sceneggiatura delle sue Guerre Stellari. L’intuizione di Asimov di una storia futura prevedibile entro certe grandi linee attraverso l’applicazione ad essa dello studio della psicologia di massa combinata con quello dello sviluppo tecnologico è non solo geniale ma rappresenta in effetti un esercizio al quale si stanno appassionando sempre più le nuove generazioni di storiografi.
La saga imperiale rivaleggia con quella dei Robot positronici per determinare l’eredità più importante di Asimov alla moderna letteratura, non solo fantascientifica. Gli uomini meccanici addomesticati dalle famose Tre Leggi della Robotica hanno condizionato qualunque successivo sviluppo letterario, se non addirittura la stessa ricerca scientifica in materia.
E’ stato l’uomo che è andato più vicino di tutti a fare della fantascienza una scienza esatta, se ci è consentito il gioco di parole. Era inevitabile che nel corso della sua lunga carriera, terminata con la morte nell’aprile del 1992, prima o poi si cimentasse con il tentativo di prevedere il futuro non a lungo, ma a medio-breve termine. Il che è molto più difficile.
Nell’agosto 1964 Asimov scrisse un articolo per il New York Times con il quale, a seguito della sua visita all’esposizione newyorchese del World’s Fair (una mostra dei progressi tecnico-scientifici improntata alla celebrazione delle “sorti progressive” dell’umanità che quell’anno aveva il tema beneaugurante del “Peace through understanding”, la Pace attraverso la conoscenza, la comprensione), azzardava alcune previsioni significative per i successivi cinquant’anni. La data su cui si focalizzò era appunto il 2014, un tempo che allora sembrava distante, come il 2001 dell’Odissea nello Spazio di Kubrick. Le sue previsioni, rilette oggi, si rivelano sorprendenti.
I progressi enormi fatti dall’uomo nei primi sessant’anni del ventesimo secolo spingevano ad immaginare qualcosa di ancora più eclatante, in modo esponenziale, in un lasso di tempo analogo successivo. La prima previsione di Asimov riguarda la tendenza dell’uomo a vivere una vita artificiale: l’uomo si ritirerà sempre più dalla natura nel tentativo di crearsi un habitat sempre più confortevole in cui vivere. Pannelli elettroluminescenti alle pareti combatteranno lo stress, finestre dai vetri polarizzati terranno lontana la luce del sole dalla delicata pelle dei terrestri. Prenderà piede la moda di costruire le abitazioni umane sottoterra, mettendo al bando le intemperie e gli sbalzi di temperatura e permettendo un controllo totale della qualità dell’aria al pari di quella della luce.
L’altra tendenza innaturale ma irresistibile dell’essere umano sarebbe stata quella di dotarsi di gadget sempre più imprescindibili. Esempio principale, quegli utensili da cucina che renderanno la confezione dei pasti un processo automatizzato e indipendente dall’intervento degli abitanti di casa. La cucina insomma sarà il regno principale dei robots che entreranno nelle case terrestri per assumerne sempre più il controllo. Anche se lo scrittore, con l’ironia che lo contraddistingueva, non può fare a meno di auspicare che nelle cucine del futuro rimanga almeno un angolino in cui sia possibile continuare a preparare i pasti “a mano”. Per esempio nel caso di improvvisate di amici.
I robots progressivamente assolveranno a tutte le mansioni domestiche, ed è lecito pensare che da lì a prendere piede anche all’esterno di casa il passo sarà breve. Uno dei principali campi della loro applicazione sarà il trasporto terrestre, che avverrà attraverso veicoli computerizzati che lasciano poco spazio di intervento a “guidatori” umani e che sfruttano la tecnologia del cuscinetto ad aria. Perderanno così importanza le vie di comunicazione. Ciò che non perderà importanza purtroppo sarà il problema del traffico, destinato ad aumentare per l’incremento di popolazione e l’elevazione delle sue possibilità di investimento in tecnologia avanzata.
Il mondo del futuro, caratterizzato dal trionfo del WI-FI (addio cavi elettrici!), dei pannelli che sfruttano l’energia solare, della colonizzazione delle aree tropicali, desertiche o comunque ritenute inospitali nelle epoche passate, dalle video-comunicazioni e dalla trasmissione dati alla velocità del suono sarà contraddistinto anche da una crescita della popolazione secondo una progressione geometrica. Nel 2014 gli abitanti della terra saranno sei miliardi e mezzo (in realtà siamo arrivati a sette, e per motivi del tutto diversi da quelli individuati dal grande scrittore americano di origine russa), ed è facile prevedere che continuando a crescere secondo questo modello matematico nel giro di cinquecento anni il mondo sarà – per usare le parole stesse di Asimov – diventato una enorme Manhattan (con una densità rilevata nel 1964 di 80.000 abitanti per miglio quadrato). Sarà giocoforza orientarsi verso metodi di controllo delle nascite sistematizzati, per quanto condotti (è l’auspicio di Asimov) con metodi umani e razionali. 


Ad ognuno l’ardua sentenza, se e quanto il più grande degli scrittori di fantascienza abbia disegnato esattamente la società umana nell’anno che stiamo vivendo, che era così distante dai suoi giorni. Certe sue previsioni possono essere lette con l’ottimismo di quei giorni a proposito di un mondo che non aveva ancora messo a fuoco il problema dell’inquinamento e del degrado ambientale, oppure con un po’ del sano pessimismo instillatoci dagli sviluppi dei 50 anni successivi nonché da una letteratura fantascientifica molto meno orientata al lieto fine del progresso umano sempre e comunque. Certe altre previsioni invece suscitano echi profondi nella nostra coscienza, e provocano brividi più o meno intensi alla luce della crisi che stiamo vivendo. Il mondo del 2014 è un mondo in cui le macchine avranno imparato a fare quasi tutto meglio dei loro creatori umani, e saranno diventate indispensabili. La materia più importante che i ragazzi studieranno a scuola sarà informatica, per ovvi motivi. E soprattutto, sarà una società in cui i suoi membri disporranno di molto tempo libero forzato, e come dice lo stesso Asimov in cui la parola più gloriosa del vocabolario sarà diventata: lavoro.
Senza scomodare il Terminator di Schwarzenegger, la crisi economica globale sta realizzando forse più di ogni progresso tecnologico le visioni di Asimov  in quel lontano 1964. Che prefigurava un uomo con pochi bisogni insoddisfatti e soprattutto afflitto dalla noia, in questo suo tempo libero forzato. Senza poter immaginare che forse il suo sentimento prevalente sarebbe stato piuttosto la disperazione.

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