martedì 9 dicembre 2014

RENZIADE: Rossi sfida Renzi e dice no all'Europarlamento



 19 marzo 2014

Aria di resa dei conti nel Partito Democratico toscano. Se nel Centrodestra la situazione vede un leader, Silvio Berlusconi che vorrebbe tanto candidarsi alle prossime europee per riguadagnarsi uno status di parlamentare malgrado l’ennesimo stop impostogli dalla Corte di Cassazione (che ha confermato ieri i due anni di interdizione), nel Centrosinistra si va verso uno scontro al vertice, una vera e propria sfida all’OK Corral.
Il segretario premier Matteo Renzi ha offerto una candidatura “blindata” alle prossime elezioni europee al governatore della Toscana Enrico Rossi, personaggio evidentemente sempre più scomodo nel quadro politico locale e nazionale malgrado le recenti svolte tattiche e gli apparenti accordi intercorsi tra Roma e Firenze, o per meglio dire tra Roma e Pontedera, visto che ormai Rossi nel partito toscano riscuote un credito sempre più minoritario, come le primarie nazionali stesse hanno dimostrato.
Per Renzi si tratta di liberarsi di una figura ingombrante, che si porta dietro un modello di gestione – ed una gestione concreta – sicuramente deficitario dal punto di vista sia economico che amministrativo, al netto delle questioni ancora aperte presso varie procure della repubblica. Si tratta altresì di pacificare il proprio partito nella propria terra d’origine, visto che alcune sacche di resistenza “bersaniane” (tra cui lo stesso governatore Rossi, in modo talvolta celato talvolta palese) permangono, come hanno dimostrato alcune recentissime consultazioni elettorali primarie minori, ma non per questo da sottovalutare.
Alla “renziana” Stefania Saccardi, insediatasi da poco meno di un mese nella carica di vicepresidente della Giunta regionale, con delega al welfare e al sociale, sono bastati pochi “giri di valzer” con i vertici dell’amministrazione per rendersi conto che le condizioni in cui versa quest’ultima sono drammatiche, con un bilancio per niente risanato e con politiche da ridisegnare completamente, in linea con i nuovi indirizzi impressi dal neo-leader alla politica nazionale.
Ecco allora che a quest’ultimo è riapparsa appetibile la scelta di favorire un’uscita di scena soft per il principale “oppositore interno”, sotto forma di candidatura alle prossime europee, con dimissioni ovviamente immediate per favorire l’inserimento dello stesso Rossi nell’apposita lista e conseguente voto anticipato a ottobre.
Il governatore ha esitato per qualche ora, per poi trarre nuova linfa e ulteriore vis polemica dalle sopra citate consultazioni che hanno visto un timido rialzar la testa degli anti-renziani. E ieri ha comunicato a gran voce, il suo niet. “Resto governatore, sono in tanti a chiedermelo.” C’è da crederci, tutto l’establishment che ha governato insieme la “cosa rossa” e la Toscana in questi ultimi anni non vuole arrendersi al rottamatore, e vede nel governatore l’ultima “ridotta” in cui resistere, in attesa di tempi migliori.
Una politica di ispirazione d’alemiana che nell’immediato proietta il PD toscano nell’atmosfera di un film western. Quella di Rossi a Renzi è una vera e propria sfida all’OK Corral. L’appuntamento a questo punto non è più a ottobre ma a febbraio, scadenza naturale della legislatura. La domanda è se questa sfida ha possibilità di successo, qualcuno dice che un anno è lungo anche per Renzi, altri sottolineano l’investitura della Merkel come una definitiva investitura papale di stampo medievale. L’altra domanda è in che condizioni arriverà la Toscana alla primavera del 2015. ma di questo è probabile che nelle segreterie locali del PD neanche si discuta.

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