lunedì 11 luglio 2016

Cahiers de Paris: Sugli Champs Elyseés con le note del Fado



Estadio da Luz di Lisbona, 4 luglio 2004. L’ultima foto, quella che rimane più impressa non è quella dei greci che fanno festa, ma quella di un ragazzo vestito di rosso e verde, seduto – o per meglio dire – accasciato sull’erba del campo di gioco, che piange disperato con la testa tra le mani.
Si chiama Cristiano Ronaldo, è una giovane promessa del calcio europeo e mondiale. L’ultimo arrivato in una squadra piena zeppa di talenti, che ha appena visto sfumare il sogno di alzare quella coppa per vincere la quale sembrava in quel momento la più forte.
L'intervento killer di Dimitri Payet su Cristiano Ronaldo
Estade de France, Saint Denis, Parigi, 10 luglio 2016. Piange ancora quel ragazzo nel frattempo diventato uomo e acclamato miglior giocatore del mondo. Ma stavolta di rabbia e di dolore. Il killer Dimitri Payet è entrato sul suo ginocchio a far male. A stroncare. Lui ha provato a restare in campo stringendo i denti, con una gamba sola, in quella partita che attende da tutta una vita e che vale più di tutto ciò che ha vinto finora. Ma non ce la fa, e deve lasciare il posto a Quaresma.
Luglio sembra il mese maledetto per l’uomo che ormai tutto il mondo conosce come CR7, e per il suo Portogallo che ha scritto spesso la storia del calcio ma mai fino in fondo. I Lusitani non hanno mai avuto la gioia di alzare un trofeo, né con il grande Eusebio, né con Figo e Rui Costa, né con lui. Tre generazioni di fenomeni intristite come nemmeno le sublimi melodie del Fado riescono a fare.
Ci sono storie sportive a lieto fine. A volte gli dei si commuovono, dopo tanta sofferenza. L’Italia non batteva la Spagna da 22 anni. La Germania non batteva l’Italia dal 9 d.C. (autogol di Varo), la Francia non batteva la Germania dal 1958, dai tempi di Just Fontaine e Raymond Kopa, la Repubblica Francese era ancora la Quarta. Entrando a Saint Denis, la numerosissima colonia portoghese coltivava speranze di colmare l’ultima lacuna, i rossoverdi non battono i bleus da ventidue incontri, nel 2000 e nel 2006 furono eliminati in semifinale da altrettanti rigori trasformati da Zinedine Zidane, e la squadra migliore in entrambi i casi era la loro.
Stavolta non c’è un migliore. Non di sicuro la Francia, che ha riscosso simpatie contro la Germania (bella forza) e che può spendere sempre l’immenso capitale emotivo rappresentato da quella Marsigliese che prima dell’inizio di un match ci fa sempre sentire tutti un po’ francesi. Ma la pessima organizzazione di questo Euro 2016 e la chiarissima intenzione manifestata fin da subito di voler sfruttare il fattore campo al di là dei propri (pochissimi) meriti, hanno alienato tutte queste simpatie.
L’Europa si scopre a tifare Portogallo. Questa nazione ai suoi confini, abitata da uno dei popoli più passionali del pianeta, pare fatta apposta per riscuotere simili consensi, sempre e comunque. C’è un credito storico poi da risarcire. Stavolta la Grecia è il Portogallo. E quando alla fine segna Eder, tutta l’Europa, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, salta sul divano e baila la portuguesa.
Sono tanti i portoghesi qui a Parigi. E’ la seconda città per numero di abitanti lusitani dopo Lisbona. Cominciarono ad arrivare nella capitale francese ai tempi della dittatura di Salazar, e vi si riversarono in massa quando questa finì, il 25 aprile 1974, la rivoluzione dei garofani. Chiunque vinca questa finale, sugli Champs Elysées stanotte sarà gran festa.
Il quoziente simpatia dei francesi scende a zero subito dopo il fischio d’inizio, allorché appare evidente che le direttive di Didier Deschamps sono state quelle del vecchio o palla o gamba, con la variante – rispetto ai nostri maestri catenacciari che tutto sommato erano persone dotate di maggior bonomia – del meglio se gamba.
Cristiano Ronaldo esce in barella
Le gambe di Cristiano Ronaldo resistono una prima volta ad un intervento da brividi. L’arbitro inglese Mark Clattenburg – quello di Italia – Belgio e della recente finale di Champion’s League vinta dal Real sull’Atletico Madrid – arbitra appunto all’inglese, ma un po’ troppo. Quando comincia ad estrarre i cartellini gialli, e comunque per ammonire i portoghesi, CR7 è già fuori da un po’. Esce in barella tra la costernazione non soltanto lusitana, dopo che Payet gli entra a freddo su una rotula. Cristiano non fa in tempo a cadere che dall’altra parte Evra completa l’opera assestandogli un mezzo colpo di grazia.
Sembra di assistere ad una replica del film Quella sporca ultima meta. L’impassibile Clattenburg si limita a prendere nota del tempo occorso a soccorrere il fuoriclasse portoghese, segnalando che quel tempo sarà recuperato. A metà della prima frazione, Ronaldo si toglie la fascia di capitano sbattendola a terra con rabbia, e acconsente ad uscire dalla sua finale.
Senza più colui che è sembrato francamente l’unico giocatore di calcio all’altezza del tempo che fu, se non addirittura degno di questo nome in assoluto, ci si dispone a seguire una partitaccia di rollerball che più che una finale sembra un certificato di decesso per il gioco più bello del mondo.
Al di là del clima casalingo che pare aleggiare attorno a questa Francia, va fatto un discorso sulla qualità degli atleti in campo. I muscolari giocatori di colore che i transalpini schierano ormai in stragrande maggioranza (potendoli annoverare tra i propri cittadini) sembrano francamente più adatti ad una esibizione di football americano che ad un gioco che faceva dell’eleganza una delle sue caratteristiche principali ed essenziali. E per di più sono anche pericolosi negli atteggiamenti e nella gestualità, parimenti irruenti. Se per qualcuno questo è un discorso razzista, la pace sia con lui. Il calcio con interpreti come questi Umtiti, Matuidi, Sagna e compagnia bella, se non è morto ha poco a morire.
Oddio, anche il bianco Griezmann non è che si danni l’anima per nobilitare la propria partecipazione a questo campionato. Si aggira per il campo con lo sguardo di uno di quei ragazzotti troppo cresciuti che nelle parrocchie di una volta venivano aggregati ai più piccoli per una questione di quoziente d’intelligenza, e che risultavano anche tra loro sgraziatamente fuori posto. Di Pogba meglio non parlare. Se c’è qualcuno disposto a pagare 120 milioni di euro, la Juventus fa bene a portarglielo subito.
Insomma, il piccolo Portogallo cresce nella simpatia degli spettatori insieme al proprio coraggio. L’infortunio del suo uomo migliore lo ricompatta. Stasera la Linea Maginot la tirano su i portoghesi, ed è una linea che non si passa. Quando qualcuno dei bleus sporadicamente trova il varco per tirare, ci pensa un superlativo Rui Patricio a mantenere intatta la propria porta.
Eder lascia partire il tiro decisivo al 109° minuto
Nella ripresa, quella convinzione di sé che cresce nei rossoverdi viene a mancare progressivamente nei francesi. Le cui giocate a testa bassa focalizzate soprattutto su un Sissoko ad Alta Velocità vanno ad infrangersi sistematicamente sulla Maginot lusitana. Deschamps toglie Payet, che a parte tentare di assassinare CR7 non ha fatto nient’altro. Coman che entra al suo posto peraltro fa poco di più. Dall’altra parte, il cambio giusto lo indovina Fernando Santos, che toglie un evanescente Sanches per Eder. Che peraltro non è parente del nostro.
Ai supplementari, succedono diverse cose. Il Portogallo è diventato un commando che entra nella metà campo francese con piglio sempre più minaccioso e dà la sensazione di poter diventare letale. La Francia non sa più che pesci pigliare e dà la sensazione di avere in campo ormai soltanto scarti buoni per il cacciucco. Sulla panchina portoghese intanto, ha luogo un curioso avvicendamento. CR7 ha smesso di piangere per il dolore, si è alzato in piedi e si è messo a camminare su e giù per l’area tecnica con la sua vistosa fasciatura. Man mano che i minuti passano, i suoi compagni di squadra è a lui che prendono a fare riferimento piuttosto che al tecnico Santos. Anche fuori gara e menomato, Cristiano conferma il suo carisma di leader.
La gioia di Eder e di Cristiano Ronaldo
Quando al ‘108 Guerrero va a calciare una punizione dal limite per fallo di mano di Koscielny (che pare più un fallo di Eder, ma la sorte confonde giustamente le idee al pessimo Clattenburg), è Ronaldo a dirgli come e dove calciarla, e per poco il piccolo Guerrero non sorprende Lloris.
Quando un minuto dopo Eder lascia partire il tiro della sua vita e fulmina la Francia, è lui più che Santos a richiamare subito i compagni a porre termine ai festeggiamenti e a disporsi alle barricate degli ultimi dieci drammatici minuti.
Quando al ‘116 Guerrero resta a terra dopo un salvataggio alla disperata, è ancora lui a rimetterlo in piedi e a rispedirlo in campo a stringere quei denti che lui non può più stringere per gli ultimi tre minuti più due di recupero. Quando finalmente Clattenburg fischia la sospirata fine, è lui a partire a corsa alla testa dei compagni per andare ad abbracciare quelli sul campo.
la gioia portoghese al fischio finale
E’ lui, giustamente, ad alzare nella notte di Parigi quella Coppa Delaunay che sognava da quell’altra notte di Lisbona, quando l’aveva vista andare via in mani greche e si era accasciato disperato sull’erba. E’ lui che probabilmente vince definitivamente il confronto a distanza con Leo Messi per il titolo di miglior giocatore del mondo. Di sicuro si guadagna il rispetto del mondo per quel gesto compiuto alla vigilia di invitare la moglie di Stefano Borgonovo, Chantal, ad assistere alla finale promettendole inoltre il sostegno alla sua Fondazione contro la Sla. Un gran giocatore ed un grand’uomo, a cui questa notte arriva meritatamente quella che lui stesso definisce la più grande soddisfazione della sua vita.
Chissà come sorride Eusebio da Silva Ferreira lassù su quella nuvola da cui ha assistito al trionfo dei suoi nipotini. Sorridono in tribuna Manuel Rui Costa e Luis Figo, che c’erano a Rotterdam ed a Lisbona nei precedenti assalti a questa coppa che finora era stata per loro maledetta.
Sorridiamo tutti, perché nella notte di Parigi che lentamente si stende su tutto il continente europeo ci scopriamo tutti portoghesi.
Diceva Amalia Rodrigues: "Non sono io che canto il fado, è il fado che canta in me".

CR7 alza la Coppa Henri Delaunay

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