lunedì 15 settembre 2014

Buon compleanno Emergency

Emergency festeggia vent’anni, e scopre che in realtà c’è poco da festeggiare. “In questi vent'anni abbiamo affrontato emergenze sempre maggiori - ha detto Gino Strada aprendo ieri la conferenza celebrativa al Forum di Assago di Milano - e sappiamo che ne dovremo ancora affrontare molte”. La guerra sarà anche una follia, come ha sottolineato di nuovo Papa Francesco non più tardi di due giorni fa a Redipuglia commemorando il centenario della Prima Guerra mondiale, l’Inutile Strage. Ma è una follia sempre più appetibile in questo mondo in cui la ONLUS italiana ormai più famosa nel campo dell’assistenza sanitaria cerca coraggiosamente e disperatamente di fare la sua parte, consapevole a volte di essere armata di un cucchiaino da caffè di fronte ad un oceano di sofferenza.


Tra le tante testimonianze che si alternano sul palco di Assago da tutte le zone di guerra in cui Emergency è attualmente impegnata, ecco quella – forse la più significativa - del dottor Shukur, chirurgo dell’ospedale di Kabul “Non ricordo alcun giorno della mia vita senza guerra  ma non ho perso la speranza nel futuro. Tutto quello che sono lo devo ai medici di Emergency e al loro impegno per il mio Paese”.
Era il 15 maggio del 1994 quando Luigi Strada detto Gino e la moglie Teresa Sarti registrarono a Milano una associazione denominata semplicemente ed efficacemente Emergency. Il chirurgo cardiopolmonare di Sesto San Giovanni aveva già accumulato una considerevole esperienza lavorando prima negli Stati Uniti, nel Regno Unito ed in Sudafrica (presso il Groote Schurr di Città del Capo, il leggendario ospedale dove Christian Barnard aveva effettuato il primo storico trapianto di cuore nel 1967), e poi al servizio della Croce Rossa nelle zone di conflitto a cavallo tra la fine degli anni ottanta ed i primi anni novanta.
Era il periodo in cui la fine della Guerra Fredda ed il crollo del Muro di Berlino avevano brevemente illuso circa la possibilità di un mondo migliore, che mettesse al bando i sanguinosi conflitti di quello che Eric Hobsbawm aveva chiamato il secolo breve, dal mattatoio iniziato nel 1914 fino al 1989, appunto. L’illusione era durata poco, la prima Guerra del Golfo e lo sprofondamento nel bagno di sangue post-Tito della ex Jugoslavia avevano anzi mostrato chiaramente che il mondo non più costretto dal terrore atomico era finalmente libero di scannarsi come più gli pareva e piaceva. Mentre a Milano nasceva Emergency, in Ruanda aveva luogo il più orrendo forse dei conflitti post-coloniali africani, con Utu e Tutsi che si facevano a fette a vicenda sotto gli occhi di una opinione pubblica internazionale impotente ed allibita.
La prima uscita di Emergency fu lì, nel cuore dell’Africa dove le tribù si affrontavano a colpi di machete. Da lì in pochi anni la presenza dell’organizzazione di Gino Strada e Teresa Sarti si espanse in tutti i continenti, a mano a mano che nuove tragedie umanitarie si manifestavano. L’obbiettivo di Emergency era quello di fornire cure mediche e chirurgiche gratuite e di alta qualità non soltanto alle vittime di guerra ma anche a quelle della povertà nei paesi che apparentemente dalla guerra erano lontani, ma che conoscevano tuttavia già i guasti di un capitalismo trionfante e imperante, tra i cui postulati stava prendendo piede quello che voleva la trasformazione della struttura sanitaria da servizio ad azienda.
La statura morale e professionale di Gino Strada e della sua organizzazione emersero rapidamente. Nel 1998 Emergency aveva già ottenuto il riconoscimento di ONLUS e nel 1999 di ONG. Ma soprattutto, dopo le esperienze africane e balcaniche, era pronta ad assumere le sue iniziative destinate ad avere maggior prestigio e risonanza mondiale. In Afghanistan, Emergency era presente fin dagli ultimi tempi del regime talebano, cosicché quando la coalizione internazionale guidata dagli USA invase il paese dopo l’attentato alle Torri Gemelle per scacciarne un regime ritenuto colluso con l’organizzazione terroristica Al Qaeda, Gino Strada e la sua equipe si trovavano già sul posto per curare le vittime di quel nuovo sanguinoso conflitto in un paese che da tempo immemorabile peraltro non aveva conosciuto altro che guerra.

L'ospedale di Emergency nella valle del Panshir in Afghanistan
L’Afghanistan ha finito per diventare il simbolo ed il paradigma dell’impegno di Emergency a giro per il mondo. Nel bene e nel male, perché se da un lato l’assistenza medica fornita agli afghani rappresenta e resterà forse come il principale monumento all’opera di Gino Strada, è stato proprio a partire dalla guerra del 2001 e dalla posizione ad essa ostile assunta dallo stesso Strada che gli sono arrivate le critiche più significative circa la propria posizione politica.
Gino Strada è uno di quei medici che giustificano qualunque scelta personale morale con la necessità di osservare anzitutto il giuramento di Ippocrate nella sua accezione più nobile. Il medico deve curare tutti al meglio, e gratis. Il medico è contro la guerra per definizione, perché ne conosce gli effetti più atroci e devastanti, e a volte deve arrendersi ad essi impotente. E’ inevitabile che la posizione antagonista verso gli Stati Uniti e la coalizione internazionale da essi guidata, non solo in Afghanistan ma dovunque essa sia intervenuta militarmente, porta di fatto molti a vedere il suo non allineamento come uno schieramento oggettivo a fianco dei regimi locali, dai Talebani a dittature come quella sudanese, che si fanno pochi scrupoli di massacrare la propria stessa popolazione ma con le quali bisogna trattare, per assicurare la sopravvivenza delle strutture sanitarie e di Emergency stessa.
Al di là di questa polemica politica, proprio il Sudan è l’altro caso emblematico del paradigma di Emergency. Uno dei regimi più impresentabili della terra è diventato in qualche modo (e visti i risultati è il caso di dire: per fortuna) un interlocutore privilegiato di Emergency, consentendo alla ONLUS italiana di aprire e gestire il prestigioso Centro Salam di Soba, a 20 km da Karthoum. Tra tutte le creature di Gino Strada, questa forse è quella da lui prediletta. Il medico milanese non ha certo dimenticato di nascere cardiochirurgo, e ha voluto personalmente questa struttura di eccellenza dove vengono operati gratuitamente pazienti affetti da patologie cardiologiche provenienti da tutta l’Africa. L’Ospedale è inoltre a capo di un programma di pediatria e cardiochirurgia che sta diffondendo in tutto il continente progressivamente un sistema di screening che dagli ospedali locali indirizza al Salam i cardiopatici da operare e poi da seguire nel decorso post-operatorio. Una struttura di assoluta eccellenza, anche a paragone con modelli sanitari decisamente più evoluti.
L'Ospedale di Emergency a Goderich in Sierra Leone,
l'unico ancora funzionante dopo l'esplosione dell'epidemia di Ebola
Dal 2005, a proposito, Emergency ha rivolto sguardo e attenzioni perfino al suo paese d’origine. Non solo l’afflusso sempre più massiccio di persone dal cosiddetto Terzo Mondo verso le nostre coste, ma la stessa decadenza del nostro sistema sanitario nazionale sotto la spinta della spending review e dell’aziendalizzazione fanno sì – a parere di Gino Strada ma anche di sempre più numerosi analisti e commentatori – che la popolazione italiana nel suo complesso si stia progressivamente spostando nel campo dei bisognosi. Ecco quindi che Emergency allo stato attuale è presente sul territorio italiano con circa 4.000 volontari e 160 punti di health care. E con la certezza che tra le emergenze che il suo fondatore ha detto ieri di attendersi al Forum di Assago in misura sempre maggiore, quella nazionale italiana non sarà certo di secondo piano, se le cose proseguiranno secondo il trend attuale.

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