mercoledì 3 dicembre 2014

RENZIADE: Elezioni europee 2014, la valanga Renzi salva l’Euro

26 maggio 2014



Svegliarsi e scoprire di essere diventato il principale alleato della Germania. O perlomeno è quello che dice il corrispondente della Bild da Roma, quello che lui ha capito del voto italiano. I tedeschi, si sa, sono gente pratica, badano al sodo. Delle molte implicazioni della vittoria epocale di Matteo Renzi a Euro 2014 questa è l’unica che a loro interessi.
Il panorama continentale per loro è poco rassicurante. La resistenza al nuovo Reich nasce ancora in Gran Bretagna e Francia, anche se stavolta è di segno un po’ più destrorso. UKIP ed il Front National di Madame Le Pen sono movimenti antieuropeisti, cioè in sostanza antitedeschi, con consistenti venature xenofobe. Dalle Alpi alle Piramidi, la paura dello straniero è seconda forse solo a quella di Frau Merkel, la strega cattiva.
Improvvisamente, l’Europa è un posto meno ospitale per chi parla tedesco. Era inevitabile, ma la mattina in cui ti svegli ed è successo è sempre uno shock. E allora, vista da Berlino, l’unica cosa rassicurante forse è la faccia di quel ragazzo italiano che è stato capace di fermare nel suo paese la marea montante anti-euro e anti-Europa.
Così la pensano i tedeschi, ma così la pensano soprattutto gli italiani. Il risultato di Matteo Renzi è storico, unico precedente la Dc di De Gasperi alle elezioni del 1948, quelle dove si sceglieva tra Dio e Stalin. Nessuno in seguito era riuscito a catalizzare i consensi in questa misura, né nella Prima né nella Seconda Repubblica.
Il ragazzo di Rignano sull’Arno può a buon diritto commentare: «sono commosso». Gli è riuscita addirittura l’impresa di resuscitare un cadavere come il Partito Democratico, e qui il precedente risale addirittura a Lazzaro, e a Chi gli impose di camminare malgrado lo stato di morte accertata.
Ma soprattutto Matteo Renzi adesso ha quello che gli mancava, l’investitura popolare. Con un consenso come questo alle spalle, che oscura perfino quello ottenuto da Berlusconi 20 anni fa, adesso tocca governare, e governare bene. I sorrisi rassicuranti non bastano più, ci vogliono decisioni importanti, come quelle che verranno prese in altri paesi come ad esempio la Francia, dove è presumibile che Marine Le Pen passerà in un modo o nell’altro all’incasso.
Scrivevamo nei giorni scorsi a proposito del Giorno del Silenzio. L’unico silenzio che perdura è quello di Beppe Grillo, che ha visto il suo consenso diminuire anziché aumentare. Dal vinciamo noi al vinciamo poi, come gli rinfaccia stamattina su Twitter qualche post-comunista un po’ troppo esuberante. Qualcosa sicuramente va rivisto nelle strategie del leader di 5 Stelle, sia a livello politico che di comunicazione.
I sorrisi e le affabulazioni di Renzi convincono più delle urla di Grillo, è questo per ora non è dato sapere se sia un male o un bene. Di certo gioca su questo risultato il carattere degli italiani, diverso da quello di qualunque altro popolo. Ma Beppe ha sbagliato tanto, su questo non ci piove sopra, anche se i suoi voti restano sempre tanti, ai livelli della Le Pen o quasi. E’ un po’ come il campionato della Roma. L’exploit della Juve l’ha ridimensionato a normale, facendolo apparire come una sconfitta.
Il terzo posto di Berlusconi è una via di mezzo fra un Oscar alla carriera e l’urlo di Rocky alla fine del film, quell’Adriana! con cui comunica al mondo di essere ancora in piedi. L’annus horribilis del Cavaliere si chiude molto meglio di quanto poteva sperare. Non può votare, ma di voti altrui ne può raccogliere ancora tanti.
Si chiudono le urne, il bello comincia adesso. Continuerà a sorridere il ragazzo di Rignano? E noi con lui?

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