martedì 10 marzo 2015

L'Aquila vola troppo in alto



Volendo, il commento all’ultima prestazione della Fiorentina sarebbe molto semplice, e sintetico. La Lazio quest’anno è più forte della squadra viola. 2-0 all’andata e 4-0 al ritorno sono numeri che si discutono male, anche a non essere fanatici delle statistiche. Ma siccome negli ultimi tempi la Fiorentina ci aveva abituati ad un’altra dimensione, non si può essere ridiventati brocchi dopo essere stati per quindici giorni uno squadrone.
Qualcosa è andato in tilt ieri sera all’Olimpico, questo è indubbio. Prenderne quattro con il portiere che risulta alla fine il migliore in campo è emblematico di una prestazione dove non ha funzionato nulla, o quasi. Forse solo il portiere, incolpevole su tutte e quattro le segnature laziali e capace anzi di tenere viva la partita e la propria squadra per oltre un’ora, illudendo la tifoseria viola che anche oggi la squadra di Montella potesse in qualche modo raddrizzare la situazione.
Una ventina di anni fa, una Fiorentina sulla via di diventare forse ancora più forte di questa, e che aveva in formazione oltre a signori che di nome facevano Batistuta e Rui Costa anche l’attuale allenatore biancoceleste Stefano Pioli, ne prese otto dalla Lazio di Cragnotti e Zeman, stabilendo il proprio record negativo nei campionati del dopoguerra. Pioli ricorderà benissimo quel pomeriggio incredibile, con il pubblico dell’Olimpico esaltato come ad uno spettacolo di gladiatori che chiese perfino al portiere Marcheggiani di infierire sull’avversario a terra calciando il rigore dell’ottavo gol biancoceleste. Ricorderà, e non immaginava certo di essere proprio lui vent’anni dopo l’allenatore di un’altra Lazio che è andata vicina a ripetere l’impresa.
Stefano Pioli
La Fiorentina torna a casa con le ossa rotte dopo una partita stranissima, che non avrebbe neanche giocato male, non così tanto almeno da giustificare la scoppola rimediata, che – ribadiamo – non fosse stato per Norberto Neto avrebbe potuto essere anche peggiore. Non ha giocato male la Fiorentina, il problema è che ha giocato ad un passo nettamente inferiore a quello della Lazio, che ha dimostrato da subito di avere nel motore diversi cavalli in più.
E’ durata cinque minuti l’illusione viola di mettere in difesa sul proprio campo anche la squadra di Lotito, dopo Inter e Juventus. Finché Lucas Biglia non ha raccolto al volo una ribattuta sull’ennesimo calcio d’angolo in cui gli uomini in viola erano posizionati male ed ha segnato fa fuori area un gol da grande campione. Del resto, se la stessa Fiorentina l’aveva seguito più volte nelle ultime edizioni di calciomercato una ragione doveva pur esserci, e adesso l’abbiamo vista con i nostri occhi.
La partita della Fiorentina si è messa subito in salita, ed è parsa una riedizione in fotocopia di quella dell’andata. Montella ha optato per un turnover obbligato, in parte dall’ennesimo infortunio dei suoi attaccanti di vetro (ogni riferimento a Gomez e Babacar è assolutamente voluto) e in parte dalla necessità di far rifiatare qualcuno dei suoi titolari, poiché siamo soltanto a metà del ciclo di ferro che conclude l’inverno 2014-15 e ancora c’è molto da giocare e tutto da conquistare.
I risultati della domenica hanno incoraggiato Lazio e Fiorentina a disputarsi questo spareggio per il ruolo di quarta forza aspirante a diventare terza o addirittura seconda. Il problema è che la Lazio non ha gli impegni infrasettimanali di Coppa Europa, la Fiorentina sì. E purtroppo non ha la panchina sufficientemente lunga per far fronte al meglio a tre competizioni.
A leggere la formazione iniziale, con Gonzalo Rodriguez e Pizarro lasciati a riposo ed il centrocampo in mano a Kurtic, Badelj e l’esile Mati Fernandez, Ilicic di nuovo falso nueve con Salah e Diamanti a reggere tutto il peso dell’attacco in mezzo alla prestante difesa laziale, tre mesi fa avremmo chiesto a Montella se si sentiva bene. Adesso le sue scelte sembrano ovvie e necessarie, oltre che senza alternative. Anche se purtroppo non sono destinate a pagare.
Contro il muro laziale il centrocampo lento e prevedibile della Fiorentina si infrange costantemente senza costrutto. O con la testardaggine di Diamanti, Ilicic e Fernandez di sfondare al centro senza mai riuscirvi, o con le penetrazioni sulle fasce di Pasqual e – più raramente – Tomovic finalizzate da cross a raccogliere i quali puntualmente a centro area non c’è nessuno. E quando finalmente entra Alberto Gilardino non ci sono più i cross e quasi non c’è più la stessa Fiorentina.
Lucas Biglia
Il tabellino della partita dice che quello che sarà il risultato finale potrebbe maturare già dopo venti minuti in favore dei padroni di casa. Se Klose e Felipe Anderson non cercassero a tutti i costi di fare gli splendidi, consentendo a Neto di ripetere le magie fatte a Firenze con il Tottenham, alla metà del primo tempo la Fiorentina sarebbe già da ricoverare al traumatologico. Addirittura Biglia rischia di ripetere in modo ancora più spettacolare la segnatura che ha dato il vantaggio alla Lazio fino a quel momento. Il volo di Neto che sventa in calcio d’angolo acuisce i rimpianti per la mancata offerta (seria) di rinnovo da parte dei Della Valle.
Si critica male la politica di una società che ti ha appena portato in regalo un Mohamed Salah, eppure stasera la Fiorentina mostra tutti i limiti delle sue ultime campagne di mercato. Per un Neto che sta sfuggendo sciaguratamente dalle mani viola, ci sono un Badelj e un Kurtic, per non parlare di un Ilicic che non ne azzeccano una. E stasera la Fiorentina sono soprattutto loro. Se a ciò si aggiunge una difesa che quando non è adeguatamente protetta dal centrocampo soffre più del dovuto, il primo tempo della squadra viola è presto spiegato.
In avanti, Diamanti pare animato nella circostanza più da velleità che dalla consueta classe, e lo stesso Salah sconta quella che è stata nell’ultimo anno la maledizione di Cuadrado: la necessità di essere il rifinitore di se stesso. L’egiziano non viene mai lanciato adeguatamente dai compagni, anzi si trova lui spesso a dettare il passaggio smarcante. Per chi non si sa, almeno fino all’ingresso di Gilardino. Ma a quel punto è troppo tardi, la Lazio se n’è già andata.
Quando entra il Gila per Ilicic, Pizarro ha già preso il posto di Diamanti. La ripresa illude di veder suonare un’altra musica, con la Lazio che ha meno fiato di prima e la Fiorentina che sembra meglio registrata e più in controllo. Ma è, appunto, un’illusione. Al primo affondo biancoceleste, Tomovic sotterra Felipe Anderson in area, e nemmeno il miracoloso Neto di questi giorni riesce a dire di no al rigore di Candreva.
A quel punto il match può dirsi finito. La Fiorentina si scora e si disunisce, la Lazio gioca sulle ali dell’entusiasmo proprio e del proprio pubblico. E sulla voglia di Miroslav Klose di fermare il più a lungo possibile l’orologio del tempo. Se questo ragazzo di Germania è diventato il capocannoniere dei tornei mondiali di tutti i tempi (cancellando mostri sacri come Gerd Muller ed il fenomeno Ronaldo) c’è il motivo che ormai sanno tutti, dopo l’ultima edizione brasiliana. Ed è un peccato che ai tifosi della Fiorentina egli ricordi soprattutto Ovrebo ed il gol più fasullo della storia del calcio, che valse l’ingiusta eliminazione dalla Champion’s ad opera del Bayern Monaco.
Miro Klose è un fenomeno di questo sport e, dispiace dirlo, vale e varrà almeno due Mario Gomez, per restare ai suoi connazionali. Il terzo gol segnato in tuffo di testa a volo radente sull’ennesima ribattuta di Neto è splendido, forse superiore per bellezza anche a quello di Biglia. Un gol alla Roberto Bettega, per chi se lo ricorda.
Il quarto gol della Lazio, il suo secondo personale, è invece ridicolo, e testimonia soltanto che la Fiorentina non c’è più. Sono quattro gli uomini in viola che stanno a guardare mentre ribatte in rete da un metro la palla del più facile di tutti i suoi gol.
Finisce così, con la Lazio che si ferma a quattro reti e la Fiorentina che si ferma ad otto partite utili consecutive in campionato. L’ultima volta aveva perso a Parma, ed era già un record se consideriamo l’attualità. A Roma gioca forse la peggior partita della gestione Montella, e il bello – o il brutto – è che come si diceva non avrebbe nemmeno giocato malissimo. I cori del pubblico di fede laziale accompagnano negli spogliatoi una Fiorentina alla quale comunque nessuno si sente comunque di gettare la croce addosso. Questa squadra sta affrontando a viso aperto un ciclo di partite terribile per le quali non è nemmeno del tutto attrezzata,e fino alla prodezza di Biglia i riscontri erano stati tutti positivi.
Adesso tocca alla Roma, che per fortuna corre meno della Lazio (tanto è vero che comincia a sentirne il fiato sul collo). Per la Fiorentina che resta al quinto posto in campionato a pari merito con la Samp c’è il doppio scontro italiano in Europa e la semifinale di ritorno di Coppa Italia. Sono solo tre le squadre italiane ancora in corsa su tre fronti e la Fiorentina è una di queste. Non è il momento di guardarsi indietro. Avanti con chi ha fiato e voglia, i conti si faranno alla fine. E la fine è ancora lontana.

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