martedì 5 luglio 2016

Storia delle Olimpiadi: Prime crisi e prime rinascite (1904 - 1908)

Se Parigi aveva quasi ammazzato le Olimpiadi appena rinate, Saint Louis rischiò di trasformarle irrimediabilmente in farsa. Nel 1901 il C.I.O. assegnò i Giochi agli Stati Uniti come forma di riconoscimento e ringraziamento per la consistente partecipazione degli atleti americani alle prime due edizioni europee. L’intenzione era lodevole, il risultato si rivelò pessimo.
Saint Louis 1904, Francis Field, gare olimpiche
Se a Parigi le Olimpiadi erano state ridotte ad uno stand dell’Expo, sul suolo americano le cose andarono anche peggio. Nei giorni in cui si sarebbero dovuti disputare i primi Giochi al di fuori del continente europeo, a Saint Louis si teneva la Louisiana Purchase Exposition, una grande fiera campionaria che per giunta quell’anno si riproponeva di celebrare il centenario dell’annessione dell’ex colonia francese agli U.S.A. Gli organizzatori minacciarono di organizzare addirittura dei contro-Giochi, per boicottare quelli olimpici, se non avessero potuto organizzarli.
Inizialmente, la città prescelta dal C.I.O. era stata Chicago, una delle capitali economiche ed industriali della nascente potenza americana. Il Presidente Theodore Roosevelt si vide costretto ad avallare il ricatto di Saint Louis, chiedendo al C.I.O. lo spostamento di sede per evitare una nuova guerra civile. I Giochi della Terza Olimpiade nacquero quindi sotto una cattiva stella, fortemente condizionati da quel tipo di valutazioni extra-sportive che de Coubertin ed i rifondatori di Olimpia avrebbero preferito lasciare fuori dal C.I.O.
Come non fosse bastata l’infelice location, all’interno del continente nordamericano, lo scoppio della guerra russo-giapponese rese sconsigliabile agli europei la trasferta oltre atlantico. Risultato, dei 651 atleti che finirono per partecipare alla cerimonia di apertura il 1° luglio 1904 la stragrande maggioranza erano statunitensi. Solo sei donne in gara, solo tredici nazioni rappresentate, da pochissimi atleti. Per l’Italia solo il ciclista Frank Bizzoni, che tra l’altro era già immigrato da un anno in Nordamerica.
I Giochi, che in analogia a quelli parigini durarono il tempo dell’Esposizione, cioè fino al novembre successivo, ebbero un senso soltanto come giochi panamericani. In molti casi non ci furono in gara atleti di nazionalità diversa da quella statunitense, e più che titoli olimpici vennero assegnati titoli nazionali a stelle e strisce.
Cerimonia di apertura dell'Olimpiade di Londra, 1908
A rendere grottesco il quadro complessivo, ci pensarono gli organizzatori inserendo nel programma olimpico le cosiddette Giornate Antropologiche. Una specie di caravanserraglio, di fiera western alla Buffalo Bill in cui venivano fatte gareggiare persone di razze considerate inferiori ai bianchi: pigmei, Amerindi, Inuit, Mongoli, ecc. e che spesso finivano per essere ridicolizzate. Peraltro, quasi tutti gli uomini che parteciparono a quelle gare erano stati in precedenza pagati dagli organizzatori. Inoltre vennero organizzate gare per fenomeni da baraccone e per anziani o almeno considerati tali a quell'epoca, cioè over 33.
Saint Louis viene ricordata in positivo soltanto perché fu la prima Olimpiade in cui furono assegnate le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo ai primi tre classificati di ogni gara, modalità di premiazione che è rimasta valida fino ai giorni nostri. E per la decisione di de Coubertin di non presenziare alla competizione, prevedendone un disastro di portata addirittura superiore a quello di Parigi.
Per salvare le Olimpiadi da una ignominiosa morte prematura, il barone fece sì che l’edizione successiva, la quarta, fosse assegnata a Londra, auspicando che l’Inghilterra – la madre dello spirito sportivo moderno, nonché dello stesso termine sport – non avrebbe tradito la fiamma olimpica. Nel frattempo, la Grecia tentò nuovamente di forzare la mano al C.I.O. tornando alla carica per ottenere l’assegnazione permanente dei Giochi. A tal fine organizzò dei Giochi intermedi nel 1906, decennale dell’edizione della rinascita, che però il C.I.O. stesso non riconobbe e non omologò, in termini di risultati. I Giochi intermedi ebbero un grande successo di pubblico e una buona partecipazione di atleti internazionali, ma malgrado l’insistenza greca non ebbero seguito. Lo impedì anche il precipitare della situazione internazionale già nel 1910, quando secondo le intenzioni dei promotori avrebbero dovuto essere riproposti.
Londra 1908, donne in gara
Anche a Londra, nel 1908, il C.I.O. dovette ingollare il boccone amaro della concomitanza dei Giochi con una Esposizione commerciale, la Franco-British Exhibition, promossa per propagandare l’Entente Cordiale che era stata stipulata tra i due paesi preoccupati dell’insorgere di venti di guerra in Europa per il crescente ed aggressivo espansionismo prussiano. Ma a differenza che nelle due precedenti edizioni, gli inglesi non permisero che il carrozzone politico – economico sommergesse la manifestazione sportiva. L’intuizione geniale di concentrare le gare in tre tranches, una a giugno, una ad agosto ed una ad ottobre costituì il compromesso che salvò capra, cavoli e Giochi. Il tennis ed i suoi ancestors o derivati in primavera; sport a vario titolo acquatici in estate; boxe, pattinaggio, rugby, hockey in autunno.
Ai Giochi di Londra, finalmente, il movimento olimpico internazionale prese il via. Oltre 2.000 atleti, in rappresentanza di 22 paesi, con la partecipazione di 37 donne. Per la prima volta, l’opinione pubblica internazionale si accorse di località esotiche di cui aveva letto solo nei libri d’avventura o di viaggio, come l’Australasia. Per la prima volta, l’opinione pubblica si rese conto che le tensioni internazionali non conoscevano tregua, a differenza di quanto succedeva nell’antichità. I nazionalismi tracimavano sempre più al di fuori delle competizioni sportive, scivolando lungo quella china che nel 1914 avrebbe portato le nazioni a scegliere altri terreni di confronto. Ad esempio, l’Austria-Ungheria non poté partecipare con proprie squadre imperiali per non urtare suscettibilità che stavano diventando esplosive.
Ma Londra 1908 è rimasta famosa soprattutto – e non solo per noi italiani - per la vicenda di Dorando Pietri. Era un umile garzone di fornaio originario di Carpi, in Emilia. Aveva l’hobby della corsa, e lo mise in gioco nella gara più prestigiosa di tutte, la maratona. Durante la gara, che si correva da Windsor a Londra, riuscì a staccare tutti gli avversari di ben dieci minuti, entrando nello stadio dove era posto il traguardo con un tempo record. Sulla pista finale, era purtroppo stremato. Sbagliò dapprima strada, poi ricondotto sul tracciato giusto dai giudici di gara finì per cadere esausto a 200 metri dall’arrivo. Aiutato a rialzarsi da un bobby, uno dei tradizionali poliziotti britannici disseminati lungo la pista, cadde di nuovo. Di nuovo fu aiutato a rialzarsi da alcuni medici presenti. Per compiere gli ultimi metri impiegò quasi tutto il vantaggio sul secondo, l’americano John Hayes, quei dieci minuti con cui si era presentato allo stadio.
Il drammatico arrivo di Dorando Pietri a Londra
Pietri tagliò il traguardo prima di Hayes, ma la squadra americana fece ricorso e ottenne ragione. L’italiano fu squalificato per aver ricevuto aiuti indebiti. Hayes ebbe la medaglia d’oro, mentre Pietri veniva ricoverato in ospedale. L’opinione pubblica britannica però si commosse alla sua vicenda, ritenendolo il vincitore morale. La regina Alessandra, moglie di Edoardo VII, gli fece dono di una coppa d’oro piena di monete dello stesso metallo pregiato, a risarcirlo di quella medaglia che si era guadagnato ma non aveva avuto.
Narra la leggenda che a proporre il risarcimento reale per il coraggioso italiano fu un giornalista – scrittore d’eccezione, presente a bordo pista durante la gara come inviato del Daily Mail. Nientemeno che Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes. Qualcuno sostenne che Doyle era stato addirittura uno di coloro che avevano aiutato Pietri a rialzarsi. Comunque fosse andata, il celebre scrittore consegnò il fornaio italiano alla storia con queste parole: «La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici.»
Pietri riceve la coppa d'oro dalla regina Alessandra
Pietri ottenne la rivincita morale in una gara appositamente organizzata al Madison Square Garden di New York un mese dopo la chiusura delle Olimpiadi. In mezzo ad un tripudio di emigrati italiani, su una distanza equivalente a quella della maratona olimpica, Pietri riuscì a prevalere su Hayes con una condotta di gara meno estenuante, staccandolo negli ultimi 500 metri.

Morì a 56 anni nel 1942 per un attacco cardiaco a Sanremo, dove risiedeva. Sulla Coppa donatagli dalla regina, tutt’ora custodita in cassetta di sicurezza presso la filiale Unicredit di Carpi, si legge: A Pietri Dorando - In ricordo della maratona da Windsor allo stadio - 24 luglio 1908. Dalla regina Alessandra.

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