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martedì 20 maggio 2014

Emergency chiama, Firenze risponde

Emergency chiama, Firenze risponde. Gino Strada decide di celebrare qui il ventesimo compleanno della sua creatura, e i fiorentini gli riempiono lo stadio come ormai non fanno più nemmeno quasi per le partite di cartello della loro squadra del cuore. Ma questa è appunto la Partita del Cuore, la madre di tutte le partite.
Lo stadio è vecchio, anche se glorioso e ancora bello a vedersi, l’impianto acustico è fatiscente, la RAI lo è ancor di più perché non consente l’uso delle sue attrezzature, o forse è la Fiorentina lenta a muoversi, nell’organizzazione di questo evento. Ma non importa, è festa grande per i 40.000 del Franchi e per tutti quelli che da casa si stringono attorno ai campioni della solidarietà.
Da una parte gli uomini in rosso, la squadra di Emergency, in rappresentanza di chi da vent’anni, a partire da quella tremenda guerra civile in Ruanda, va in giro per il mondo a portare cure mediche a chi non ha più nemmeno gli occhi per piangere. Dall’altra gli uomini in blu, la Nazionale Cantanti, un’altra meravigliosa invenzione italiana che da più di vent’anni fa beneficienza per tutte le istituzioni che cercano di portare una goccia di sollievo nell’oceano della sofferenza. Quest’anno hanno scelto Emergency, e come luogo hanno scelto ancora una volta Firenze, come sempre la capitale della solidarietà quando si tratta di fare calcio benefico.
Ci sono più persone stasera sugli spalti di quante ce n’erano a vedere Fiorentina-Juventus, e questo la dice lunga. Stasera nessuno ha la sciarpa o la bandierina viola, tutti hanno quella bianca con scritte rosse su cui campeggia la E più celebre del mondo. Quella brevettata da Gino Strada, che ha fatto tante cose nella vita e da oggi può dire di aver fatto anche il calciatore. E siccome lui e i “suoi”, per mestiere, hanno dovuto diventare grandi organizzatori sia di eventi che di strutture sanitarie, ecco che i suoi compagni di squadra se li è scelti con cura. Si gioca a Firenze, il colpo di genio è proporre alla platea insieme Antognoni, Baggio e Batistuta. Di più non esiste, almeno da queste parti. Non può esistere.
Dall’altra parte vecchi fuoriclasse della canzone e del buon cuore come Baglioni, Barbarossa e Raul Bova si mescolano a calciatori che se si tratta di cuore in quello dei fiorentini un bel posto ce l’hanno anche loro, Luca Toni e Vincenzo Montella su tutti. L’attualità è inoltre assicurata da Manuel Pasqual da una parte e da Borja Valero dall’altra. Come dire, le stelle passano e tramontano, ma lasciano una scia nel cielo indelebile, inseguite da nuove stelle che forse un giorno stringeranno il nostro cuore, tornando in questo stadio e su questo prato ormai imbiancati nei capelli, ancora capaci di un gesto atletico o di un sorriso che emozionano perdutamente un intero stadio.
Giancarlo Antognoni ha sessant’anni, qualche anno fa il suo cuore aveva fatto i capricci, eppure eccolo qui a testa alta, per settanta minuti nel cuore dell’azione, con i suoi lanci di quaranta metri che nessuno ha dimenticato e tutti rimpiangono. Gabriel Omar Batistuta  ne ha 45 di anni, ma le sue caviglie ne hanno molti di più. Passa solo un minuto e tutti si ricordano perché qui lo chiamavano il Re Leone, sulla prima palla segna un gol da trenta metri come non si vedeva più fare dal 2.000. Guarda caso dalla sua ultima partita in viola. Poi segna ancora girandosi e calciando con l’istinto e la velocità del cobra, del grande goleador che era. Dopo un’ora di gioco ancora se ne va saltando l’uomo e presentandosi davanti al portiere. L’arbitro da un rigore, il pubblico lo invoca a tirarlo, ma i giocatori di Emergency hanno un’idea migliore. Tutti conoscono la storia dell’ex ragazzo che stasera siede in panchina perché le sue ginocchia sono più rovinate delle caviglie di Bati. Tutti ricordano quel rigore che non volle tirare contro il proprio passato ed i propri sentimenti, tutti ricordano anche quell’altro rigore, a Pasadena, che invece andò a tirare coraggiosamente malgrado fosse su una gamba sola.

A tirare il rigore del 4-4 ci va dunque Roberto Baggio, ed è un’altra storia a lieto fine. Firenze si è riconciliata con lui e con il destino da tanto tempo, ma rivederlo sorridente dopo un gol segnato sotto la "sua" curva è tanta roba. Alla fine, malgrado il pareggio, la Coppa non può andare che ad Emergency. Gino Strada ha giocato solo pochi minuti, ma il premio è alla sua carriera, a tutto quello che è stato fatto da lui e con lui, e a tutto quello che verrà fatto in futuro, anche con l’incasso di questa serata che si vorrebbe non finisse mai, nel cuore pulsante di Firenze.

giovedì 15 maggio 2014

Buon compleanno Emergency

Emergency festeggia vent’anni, e scopre che in realtà c’è poco da festeggiare. “In questi vent'anni abbiamo affrontato emergenze sempre maggiori - ha detto Gino Strada aprendo ieri la conferenza celebrativa al Forum di Assago di Milano - e sappiamo che ne dovremo ancora affrontare molte”. La guerra sarà anche una follia, come ha sottolineato di nuovo Papa Francesco non più tardi di due giorni fa a Redipuglia commemorando il centenario della Prima Guerra mondiale, l’Inutile Strage. Ma è una follia sempre più appetibile in questo mondo in cui la ONLUS italiana ormai più famosa nel campo dell’assistenza sanitaria cerca coraggiosamente e disperatamente di fare la sua parte, consapevole a volte di essere armata di un cucchiaino da caffè di fronte ad un oceano di sofferenza.


Tra le tante testimonianze che si alternano sul palco di Assago da tutte le zone di guerra in cui Emergency è attualmente impegnata, ecco quella – forse la più significativa - del dottor Shukur, chirurgo dell’ospedale di Kabul “Non ricordo alcun giorno della mia vita senza guerra  ma non ho perso la speranza nel futuro. Tutto quello che sono lo devo ai medici di Emergency e al loro impegno per il mio Paese”.
Era il 15 maggio del 1994 quando Luigi Strada detto Gino e la moglie Teresa Sarti registrarono a Milano una associazione denominata semplicemente ed efficacemente Emergency. Il chirurgo cardiopolmonare di Sesto San Giovanni aveva già accumulato una considerevole esperienza lavorando prima negli Stati Uniti, nel Regno Unito ed in Sudafrica (presso il Groote Schurr di Città del Capo, il leggendario ospedale dove Christian Barnard aveva effettuato il primo storico trapianto di cuore nel 1967), e poi al servizio della Croce Rossa nelle zone di conflitto a cavallo tra la fine degli anni ottanta ed i primi anni novanta.
Era il periodo in cui la fine della Guerra Fredda ed il crollo del Muro di Berlino avevano brevemente illuso circa la possibilità di un mondo migliore, che mettesse al bando i sanguinosi conflitti di quello che Eric Hobsbawm aveva chiamato il secolo breve, dal mattatoio iniziato nel 1914 fino al 1989, appunto. L’illusione era durata poco, la prima Guerra del Golfo e lo sprofondamento nel bagno di sangue post-Tito della ex Jugoslavia avevano anzi mostrato chiaramente che il mondo non più costretto dal terrore atomico era finalmente libero di scannarsi come più gli pareva e piaceva. Mentre a Milano nasceva Emergency, in Ruanda aveva luogo il più orrendo forse dei conflitti post-coloniali africani, con Utu e Tutsi che si facevano a fette a vicenda sotto gli occhi di una opinione pubblica internazionale impotente ed allibita.
La prima uscita di Emergency fu lì, nel cuore dell’Africa dove le tribù si affrontavano a colpi di machete. Da lì in pochi anni la presenza dell’organizzazione di Gino Strada e Teresa Sarti si espanse in tutti i continenti, a mano a mano che nuove tragedie umanitarie si manifestavano. L’obbiettivo di Emergency era quello di fornire cure mediche e chirurgiche gratuite e di alta qualità non soltanto alle vittime di guerra ma anche a quelle della povertà nei paesi che apparentemente dalla guerra erano lontani, ma che conoscevano tuttavia già i guasti di un capitalismo trionfante e imperante, tra i cui postulati stava prendendo piede quello che voleva la trasformazione della struttura sanitaria da servizio ad azienda.
La statura morale e professionale di Gino Strada e della sua organizzazione emersero rapidamente. Nel 1998 Emergency aveva già ottenuto il riconoscimento di ONLUS e nel 1999 di ONG. Ma soprattutto, dopo le esperienze africane e balcaniche, era pronta ad assumere le sue iniziative destinate ad avere maggior prestigio e risonanza mondiale. In Afghanistan, Emergency era presente fin dagli ultimi tempi del regime talebano, cosicché quando la coalizione internazionale guidata dagli USA invase il paese dopo l’attentato alle Torri Gemelle per scacciarne un regime ritenuto colluso con l’organizzazione terroristica Al Qaeda, Gino Strada e la sua equipe si trovavano già sul posto per curare le vittime di quel nuovo sanguinoso conflitto in un paese che da tempo immemorabile peraltro non aveva conosciuto altro che guerra.

L'ospedale di Emergency nella valle del Panshir in Afghanistan
L’Afghanistan ha finito per diventare il simbolo ed il paradigma dell’impegno di Emergency a giro per il mondo. Nel bene e nel male, perché se da un lato l’assistenza medica fornita agli afghani rappresenta e resterà forse come il principale monumento all’opera di Gino Strada, è stato proprio a partire dalla guerra del 2001 e dalla posizione ad essa ostile assunta dallo stesso Strada che gli sono arrivate le critiche più significative circa la propria posizione politica.
Gino Strada è uno di quei medici che giustificano qualunque scelta personale morale con la necessità di osservare anzitutto il giuramento di Ippocrate nella sua accezione più nobile. Il medico deve curare tutti al meglio, e gratis. Il medico è contro la guerra per definizione, perché ne conosce gli effetti più atroci e devastanti, e a volte deve arrendersi ad essi impotente. E’ inevitabile che la posizione antagonista verso gli Stati Uniti e la coalizione internazionale da essi guidata, non solo in Afghanistan ma dovunque essa sia intervenuta militarmente, porta di fatto molti a vedere il suo non allineamento come uno schieramento oggettivo a fianco dei regimi locali, dai Talebani a dittature come quella sudanese, che si fanno pochi scrupoli di massacrare la propria stessa popolazione ma con le quali bisogna trattare, per assicurare la sopravvivenza delle strutture sanitarie e di Emergency stessa.
Al di là di questa polemica politica, proprio il Sudan è l’altro caso emblematico del paradigma di Emergency. Uno dei regimi più impresentabili della terra è diventato in qualche modo (e visti i risultati è il caso di dire: per fortuna) un interlocutore privilegiato di Emergency, consentendo alla ONLUS italiana di aprire e gestire il prestigioso Centro Salam di Soba, a 20 km da Karthoum. Tra tutte le creature di Gino Strada, questa forse è quella da lui prediletta. Il medico milanese non ha certo dimenticato di nascere cardiochirurgo, e ha voluto personalmente questa struttura di eccellenza dove vengono operati gratuitamente pazienti affetti da patologie cardiologiche provenienti da tutta l’Africa. L’Ospedale è inoltre a capo di un programma di pediatria e cardiochirurgia che sta diffondendo in tutto il continente progressivamente un sistema di screening che dagli ospedali locali indirizza al Salam i cardiopatici da operare e poi da seguire nel decorso post-operatorio. Una struttura di assoluta eccellenza, anche a paragone con modelli sanitari decisamente più evoluti.
L'Ospedale di Emergency a Goderich in Sierra Leone,
l'unico ancora funzionante dopo l'esplosione dell'epidemia di Ebola
Dal 2005, a proposito, Emergency ha rivolto sguardo e attenzioni perfino al suo paese d’origine. Non solo l’afflusso sempre più massiccio di persone dal cosiddetto Terzo Mondo verso le nostre coste, ma la stessa decadenza del nostro sistema sanitario nazionale sotto la spinta della spending review e dell’aziendalizzazione fanno sì – a parere di Gino Strada ma anche di sempre più numerosi analisti e commentatori – che la popolazione italiana nel suo complesso si stia progressivamente spostando nel campo dei bisognosi. Ecco quindi che Emergency allo stato attuale è presente sul territorio italiano con circa 4.000 volontari e 160 punti di health care. E con la certezza che tra le emergenze che il suo fondatore ha detto ieri di attendersi al Forum di Assago in misura sempre maggiore, quella nazionale italiana non sarà certo di secondo piano, se le cose proseguiranno secondo il trend attuale.