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venerdì 28 ottobre 2016

Je suis Gorino



Diceva Silvio Berlusconi, presidente dell’ultimo governo della repubblica scaturito da un voto popolare, che in Italia la sinistra che si richiama alla tradizione comunista o post-comunista non ha mai vinto né mai vincerà una libera elezione, ma ha comunque stabilito una egemonia culturale determinante, impadronendosi di quasi tutti i mezzi di informazione con una operazione analoga a quella che sbarca migranti sulle nostre coste quotidianamente. Un bel giorno, i nostri media si sono svegliati, e la maggior parte dei loro addetti ai lavori erano in quota alla sinistra, sbarcati in vario modo nelle testate giornalistiche da quello scafista della politica che è il partito democratico.
Barricate a Gorino (FE)
Difficile dargli torto, anche a posteriori. La levata di scudi modello testuggine antica romana contro i fatti di Gorino ed i reprobi che li hanno provocati parla chiaro. Non c’è telegiornale o testata cartacea o web degna di questo nome (o forse, a questo punto, sarebbe meglio dire indegna) che non punti il dito contro quei cattivi soggetti che in provincia di Ferrara – udite, udite – hanno fatto le barricate contro dodici donne (di cui una incinta) ed otto bambini.
I fatti ormai sono noti a tutti. La requisizione dell’Ostello Amore e natura per ospitarvi la pattuglia di migranti destinata a quell’angolo di ferrarese, l’insurrezione del paese, la strumentalizzazione politica e soprattutto mediatica, le gravissime affermazioni di Ministro dell’Interno e Prefetto territorialmente competente.
L’Italia è ormai un paese che si avvia al disastro né più e né meno di come le accadde in occasione della Peste Nera del 1348. Il popolo fuori a combattere contro il morbo assassino, la casta dei potenti chiusa nei suoi palazzi, con i menestrelli a cantare i loro madrigali compiacenti e asserviti.
Non c’è giornale o opinionista - se non quelli in quota alla destra e pertanto tacciati a prescindere di fascismo, leghismo, egoismo, tutti gli ismi di cui l’informazione di regime è capace di imputare a chi rifiuta quell’unico ma fondamentale ismo di cui essa stessa è viziata, il post-comunismo affarista cattolico-democratico – che si fermi un attimo ad ascoltare e cercare di comprendere le ragioni degli abitanti di quel paesino che, forse primi nella storia d’Italia (ma a quanto pare già capaci di fare scuola e tendenza), sono scesi per strada a sbarrarla alle stesse forze dell’ordine con le barricate, per non subire la loro quota di immigrazione forzata.
Angelino Alfano Ministro dell'Interno
E’ sintomatico che nella vicenda sia coinvolto un gruppo di donne e bambini migranti. La realtà a volte si diverte a superare la fantasia, e sembra uno scoop confezionato apposta per l’informazione filogovernativa. Nelle foto con cui si accompagnano e si aprono i servizi giornalistici ci sono del resto quasi sempre donne e bambini, sono loro i primi a sbarcare dagli scafi scortati dalle motovedette europee alle nostre coste, sono loro a figurare in prima linea davanti all’obbiettivo delle macchine da presa che sfornano i contributi dei nostri telegiornali.
Chissà perché poi a giro per le nostre città vediamo tutt’altro: giovani maschi in perfetta forma fisica, che non sfigurerebbero né nella finale olimpica dei 100 metri piani né come testimonial di griffes di abbigliamento o di prodotti hi-tech. Vai a dare torto a quell’abitante di Gorino che ti dice: «….. si sa come vanno queste cose, dicono undici donne e subito dopo ci mandano i maschi, avranno pur dei mariti, e così diventa una invasione».
L’Italia scoppia, come era facile prevedere anche a non essere Nostradamus. E comincia dalla provincia, dove forse è più difficile stemperare buonismo, carità pelosa e progressismo di facciata, con il ricorso al fondoschiena degli altri.
Come al tempo della Peste, le Autorità (o presunte tali) si nascondono dietro le mura del palazzo, e da lì sbeffeggiano il popolo che fuori rumoreggia, o in alternativa semplicemente muore.
L’aspetto più grave, neanche sfiorato dall’informazione preconfezionata, è probabilmente quello implicato dalle gravissime dichiarazioni di Angelino Alfano, Ministro dell’Interno: «Quella non è Italia!». Detto da uno che ricopre una carica sulla cui attribuzione l’Italia non ha minimamente avuto a che fare, niente male.
Più gravi ancora le dichiarazioni del Prefetto di Ferrara Michele Tortora, doppiate da Mario Morcone, ex Prefetto a sua volta ed attualmente capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione (sic!) del governo nazionale: «Vergogna! Episodio che non fa onore al nostro paese!…..vadano in Ungheria!». Con evidente riferimento alla posizione assunta dal governo magiaro da tempo in materia di immigrazione, nonché alla polemica di recente scoppiata tra i due paesi e rinfocolata ieri dal ministro Paolo Gentiloni, preoccupato di conciliare la politica dell’accoglienza indiscriminata con le nuove direttive renziane di voce grossa con l’Europa.
Tendopoli sfollati a Camerino (MC)
Se si può in qualche modo accettare (ricomprendendole nelle prerogative parlamentari, che prevedono evidentemente anche il diritto di dire sciocchezze senza vincolo di mandato) le parole del ministro Alfano – in attesa di chiedergliene conto in eventuali future elezioni -, le parole di Tortora e Morcone sono inaccettabili tout court, e dovrebbero configurare la possibilità di sanzione immediata.
Che dei burocrati (l’equivalente francese, Grand Commis d’Etat, ingentilisce troppo nella traduzione la funzione e soprattutto chi la assolve) si permettano di rivolgersi così al popolo in nome del quale esercitano il loro ufficio, che è o dovrebbe essere quello di ottemperare silenziosamente a direttive governative, la dice lunga sullo stato di degrado a cui siamo arrivati.
Oggi ricorre il novantaquattresimo anniversario della Marcia su Roma, e non è un caso neanche che questa ricorrenza passi sotto silenzio. Le grandi produzioni del passato a volte sono oggetto di remake, e non vorremmo che fosse proprio questo il caso, in alternativa alla Peste Nera.
Tornano alla mente le profetiche parole di Oriana Fallaci: «….m’indigno, e indignata chiedo a che cosa serva essere cittadini, avere i diritti dei cittadini.  Chiedo dove cessino i diritti dei cittadini e dove incomincino i diritti degli stranieri. Chiedo se gli stranieri abbiano il diritto di avanzare diritti che negano i diritti dei cittadini, che ridicolizzano le leggi dei cittadini, che offendono le conquiste civili dei cittadini. Chiedo insomma se gli stranieri contino più dei cittadini. Se siano una sorta di supercittadini, davvero i nostri feudatari. I nostri padroni» (La Forza della Ragione).
Sfollati terremoto Amatrice
Una prima risposta agli interrogativi epocali di Oriana Fallaci la fornirà peraltro lo stesso governo italiano in occasione dell’adozione dei provvedimenti per far fronte all’emergenza causata dal terremoto che nel frattempo si è abbattuto nuovamente sull’Italia centrale. Si è potuto constatare infatti che nelle categorie di necessità ed urgenza che legittimano il ricorso alle procedure di esproprio rientra di diritto l’esser migranti. Gli italiani a cui il terremoto ha reso inagibile la casa sono da ritenersi parificati?
Per adesso ci risulta che passino la notte in tenda, ed è già la seconda.
Noi siamo Gorino. Ed anche Camerino. Viva l’Italia, si vergogni chi la sta riducendo così.

venerdì 8 luglio 2016

Prove tecniche di guerra civile



Tentare di far ragionare un popolo che ormai ha perso – volontariamente o involontariamente, consapevolmente o in consapevolmente – tutti gli strumenti per una critica della ragione pura, gli assi cartesiani della propria coscienza nazionale e sociale, è una impresa disperata. La si fa a proprio rischio e pericolo, tra l’altro. Ma va fatta.
Emmanuel Chidi Namdi e la sua compagna Chinyery
Premessa. Morire a Fermo dopo essere sfuggiti a Boko Haram è una beffa del destino, prima ancora che una tragedia assurda. Un’altra tragedia, comunque, consegue sempre al parlare e schierarsi prima di avere appreso e compreso i fatti. Come si sono svolti, non come ci piace pensare che si siano svolti. Nei giorni della sentenza sul caso Bossetti, la sindrome di Girolimoni è sempre in agguato, sia che la pancia italiana si riempia di brandelli di Corriere della Sera o di Novella Tremila.
Altra premessa. E’ certo, è ovvio che l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi da parte di Amedeo Mancini ha connotazioni razziste. Direi che possiamo escludere senz’altro motivazioni calcistiche, di corna o di estorsione. Se uno ti dà della scimmia nera, supporre intenti razzisti è lapalissiano. Non c’è bisogno della grancassa mediatica del partito democratico né di una perizia condotta da quotati criminologi per acclarare questo connotato. Passare una intera giornata come hanno fatto ieri quasi tutti i mezzi – chiamiamoli così – di informazione a porsi, e porci, l’atroce dilemma non è, appunto, fare informazione. E’ rendere un servizio alla disinformazione. Che poi è proprio ciò di cui ha bisogno quel partito democratico che al momento governa. O sgoverna, che dir si voglia.
Sui fatti di Fermo farà luce, a Dio piacendo e magari per una volta nella vita, l’autorità inquirente. Su quello che ne segue o vi ruota intorno può tentare di fare luce chiunque di noi. Applicando magari le ultime briciole di tecnica di ragionamento che ci sopravvivono dai tempi di Kant, Cartesio e altri i cui nomi e le cui referenze sui media non si trovano citati.
L'arresto di Amedeo Mancini
A pensar male, diceva Andreotti…… uno che di pensieri maligni a suo tempo ne ha alimentati parecchi, a torto o a ragione. Sarà un caso, ma in questo paese quando un governo va in crisi, va sotto, rischia quello che sta rischiando il governo delle larghe intese messoci in testa dagli ultimi due presidenti della repubblica (che poi è diventato un governo PD a collo torto, più Alfano, più Verdini, una splendida intesa), puntualmente succede qualcosa di tragico che ricompatta il paese attorno ai buoni sentimenti.
Il prototipo di questo modus operandi fu brevettato ai tempi del delitto Moro. Mutatis mutandis e fatte le debite proporzioni, nella seconda repubblica e seguenti il giochino – se di giochino si può parlare – viene ripetuto ad ogni pié sospinto al manifestarsi di grandi e piccole difficoltà governative.
Nel 2011 ci voleva una delle crisi economiche più assurde e fittizie della storia d’Europa perché l’Europa stessa ci chiedesse di privarci di un governo democraticamente e liberamente eletto sostituendolo con un altro presieduto e composto da personaggi usciti dal più fosco episodio della Saga di Harry Potter e con nessun’altro fondamento legale che il volere di un anziano signore che al pari del vecchio re d’Italia non avevamo e non abbiamo strumenti per detronizzare, in casi come questo.
Nel 2013, il traballante governo Letta uscito da elezioni che nessuno aveva vinto ma che PD e PDL si misero d’accordo per far perdere ai Cinque Stelle,  fu accompagnato al voto a Montecitorio dagli spari che il folle Preiti indirizzò verso due poveracci di agenti delle forze dell’ordine (si badi bene, non due parlamentari, di cui la piazza era piena appressandosi il voto alla Camera, ma due semplici agenti). Qualcuno ne ha saputo più niente? Né di lui né delle sue vittime?
Anno domini 2016. Matteo Renzi si è mangiato tutto il consenso che a torto o a ragione  gli era stato destinato due anni fa, addirittura creando all’interno del suo partito qualcosa che non era mai esistito: una minoranza ufficiale e apertamente in dissenso. Perde le elezioni amministrative con un margine storico negativo per ritrovare il quale bisogna forse risalire al 1919, e le perde addirittura in più comuni – a suo dire – di quelli che risultano presenti sul territorio italiano, se non abbiamo studiato male geografia.
O con me o contro di me, dice l’ex ragazzo di Rignano, e trasforma il referendum costituzionale del prossimo ottobre in un plebiscito contro se stesso ed il proprio regime. Sembra Honecker negli ultimi giorni della D.D.R., nel 1989. Lo stesso PD sembra il PCUS sovietico negli ultimi tempi di Gorbaciov, vorrebbe tanto liberarsi del leader ma non sa a che santo votarsi, perché le vecchie alternative sono inguardabili. Nel frattempo, è chiaro che se si vota, il PD sparisce.
Serve qualcosa. Serve – di qui a ottobre – o l’attentatuni o comunque la disgrazia che ricompatti il paese. La Brexit è stata un fuoco di paglia, l’Inghilterra si è già ripresa e ha mostrato a tutti che fuori dall’Europa la vita continua, c’è ossigeno e vita animale e vegetale. Tocca fare la direzione PD, e prendersi gli annunciati schiaffoni. Il NO alla riforma costituzionale passa in vantaggio, perfino per i sondaggisti di regime, come quelli dei telegiornali delle 20,00.
Bossetti è andato in galera a vita, il rotocalco giudiziario è finito. Il colpevole di cui non è stata provata la colpevolezza va incontro al suo destino, e comunque la gente si è già stufata. L’Italia nel frattempo è fuori dagli Europei di calcio. Serve qualcos’altro. La strage di Dacca potrebbe fare al caso, ma se da un lato tocca le corde emotive giuste, dall’altro va a toccare equilibri di politica internazionale che il PD delle cooperative ONLUS e della ricerca spasmodica di una futura base elettorale alternativa non si può permettere di toccare. E poi, diciamoci la verità, Sergio Mattarella è improbabile come testimonial della lotta al terrorismo, non ha il phisique du role, non ha il carisma, e chissà se ha il background, malgrado le sviolinate che gli pervengono dai soliti mezzi di stampa pronti a creare eroi dove non ve ne sono.
E allora? A Fermo un bianco e un nero se le danno. C’è di mezzo il disagio sociale consapevolmente alimentato in questi anni da una sinistra di sgoverno tra le più irresponsabili della storia. C’è di mezzo la storia personale dei due rissaioli, che questo e nient’altro erano prima che la loro vicenda finisse nelle mani dei media. C’è di mezzo anche il razzismo, sì, cari signori. Non viviamo in un mondo perfetto, e abbiamo preteso di andare a toccare con faciloneria equilibri psico-sociali delicatissimi.
Ricordo un amico americano in visita, che quarant’anni fa circa mi diceva, a proposito della questione nera e del razzismo (erano i tempi di Clay – Alì che lottava per riavere la corona dei massimi toltagli per il Vietnam, di Rubin Carter Hurricane in galera per un delitto che non aveva commesso e che avrebbe potuto diventare il campione del mondo, come cantava Bob Dylan): «voi non avete idea, non la potete avere e non l’avrete mai finché non toccherà anche a voi confrontarvi con i rapporti tra le razze».
Proteste della popolazione di colore a Minneapolis contro la polizia
Adesso ci siamo. E francamente gli indignados del partito democratico che da ieri battono sulla grancassa del razzismo, dando dell’assassino non solo a Mancini (che lo è) ma anche a tutta quella parte civile e politica che non la pesa come loro, gettano più benzina sul fuoco dell’odio razziale di coloro che intenderebbero stigmatizzare. Ad esempio quella Lega Nord, che a loro dire è un partito che incita normalmente a sparare o malmenare le persone di colore,  e che invece cerca soltanto di richiamare l’attenzione di una opinione pubblica emotivamente infantile e sempre più disattenta su un problema, quello dell’immigrazione, che sta travolgendo il nostro paese. Tra poco senza più possibilità di ritorno.
Nelle stesse ore, a proposito di America, giunge la notizia che nel Minnesota la polizia durante un controllo stradale ha fatto due vittime, due persone di colore. Gli indignados di sinistra, il cui antiamericanismo affonda da sempre le radici nel post-fascismo ed è sempre pronto a rianimarsi, per una volta tacciono, troppo presi come sono dall’indignarsi per Fermo, e per tutti i boia che a loro dire hanno armato la mano di Mancini.
Il Minnesota è uno degli stati più a nord dei cinquanta dell’Unione. E’ quasi Canada. Minneapolis non è la Louisiana, non si può invocare il famigerato razzismo sudista. La realtà è che di tutti i mestieri quello che non vorremmo fare è il poliziotto in una qualunque città americana, tutte allo stesso modo ormai socialmente degenerate. Chi si infila la mano in tasca, non sai mai se é per tirarti fuori il portafoglio o la pistola. Se va in crisi la polizia, va in crisi l’ordine pubblico, va in crisi la società, lo stato di diritto, la convivenza, tutto quanto.
Ci stiamo arrivando anche noi. Fermo ormai è Minneapolis, e poco importa – con tutto il dovuto cordoglio per la vita stroncata di Emmanuel Chidi Namdi – come sia andata, da questo punto di vista. Ci siamo arrivati. Il partito democratico ha avuto il suo morto da gettare sul tavolo dell’indignazione, e ne farà l’uso che l’establishment italiano fa sempre in questi casi di queste vittime. L’immigrazione continuerà selvaggia, e a costi economici e sociali altissimi. Guai a chi ne discute ragioni e metodi. Al parti della Lega Nord, sarà rubricato come fascista, razzista ed assassino.
Il governo Renzi continuerà. Basta guardare la faccia di Bersani riempire lo schermo televisivo per capire che non ha alternative, anche se non ha più base di consenso. Ma siccome se si vota a ottobre rischia di sparire, e con lui tutto il PD, per ottobre bisogna inventarsi qualcosa. Un povero morto a Fermo forse non basta a riempire l’estate.
L’attentatuni?