martedì 30 settembre 2014

La scissione di Livorno

Quell’anno il congresso, l'XVII dalla fondazione del Partito Socialista Italiano, si tenne a Livorno. Cominciò il 15 gennaio 1921 al Teatro Goldoni, e fu subito chiaro che non sarebbe stato un congresso di routine. I socialisti vi arrivarono già profondamente divisi al loro interno, le profonde tensioni vissute nei primi vent’anni del Novecento avevano lasciato una traccia indelebile, un solco inconciliabile tra le due anime, quella riformista e quella rivoluzionaria, che si contendevano la leadership del partito dei lavoratori italiani.
Il Biennio Rosso seguito alla fine della prima guerra mondiale ed il sogno sempre più affascinante di poter ripetere le gesta dei compagni russi, che nel giro di pochi mesi avevano abbattuto lo Zar e consegnato il potere ai Bolscevichi di Lenin, avevano fatto sì che si creasse all’interno del P.S.I. una corrente di minoranza che si autodefiniva dei comunisti puri, guidati da Amedeo Bordiga e Antonio Gramsci, che si contrapponeva alla maggioranza del partito, ancora ispirata dal riformismo del leader storico Filippo Turati pur con la deriva massimalista di quel dopoguerra.


Il congresso cominciò dunque al Teatro Goldoni di Livorno il 15 gennaio, e finì il 21 al Teatro San Marco, dove la corrente comunista si recò cantando in coro l’Internazionale e sancì la scissione dal Partito Socialista, che aveva riconfermato la sua appartenenza al campo della socialdemocrazia rifiutando le direttive dell’Internazionale Comunista a guida sovietica. I comunisti il 21 gennaio 1921 aprirono quindi al teatro San Marco di Livorno il I° congresso nazionale del Partito Comunista d’Italia, elessero come segretario Amedeo Bordiga, rimasero quali unici interlocutori della neonata Unione Sovietica, che del resto aveva favorito quella scissione in Italia così come negli altri paesi europei.

La storia che ne è seguita la conoscono tutti. Il partito Comunista Italiano emerse dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla caduta del Fascismo come il più grande partito di sinistra del campo occidentale, e costituì un fattore estremamente condizionante per la politica italiana per tutta la durata della Guerra Fredda. La conventio ad excludendum di una opposizione che era ritenuta non compatibile con il sistema democratico occidentale fece sì che in Italia non fosse possibile una vera alternanza di governo fino alla caduta del Muro di Berlino. Prendendo atto faticosamente, dolorosamente e con moltissime riserve al suo interno dell’avvento di una nuova epoca storica e politica, il 3 febbraio 1991 il P.C.I. cambiò nome, travasando uomini e mezzi nelle varie Cose che da allora si sono succedute al suo posto, fino all’attuale Partito Democratico.

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