venerdì 23 gennaio 2015

Dio Salvi il Topless del Sun



E’ diventata una istituzione, al pari delle cabine telefoniche e degli autobus a due piani rossi di Londra o dei suoi taxi neri, i Black Cabs. Famosa come Carnaby Street, come Buckingham Palace o Piccadilly Circus. Conosciuta da più generazioni come i Beatles.
E’ la terza pagina del Sun, il più popolare dei tabloid britannici, che a partire dal 1970 – anno in cui fu acquistato da un magnate australiano destinato in seguito a diventare il più famoso tycoon dell’informazione planetaria, Rupert Murdoch – sbaragliò la concorrenza ospitando la più clamorosa (per l’epoca soprattutto) delle inserzioni: la fotografia a tutta pagina di qualche bellezza isolana, sempre e comunque rigorosamente in topless.
Da allora, le tette in terza pagina sono diventate un’icona del tabloid ed un simbolo, appunto, della stessa Inghilterra. La trovata mediatica che vanta il maggior numero di tentativi di imitazione, al pari della Settimana Enigmistica. Un clamoroso, indiscusso e apparentemente indiscutibile successo di pubblico, almeno a giudicare dalle vendite. Fino al 2012.
In quell’anno, complice forse l’atmosfera millenaristica instaurata dalle ben note profezie Maya o forse in virtù dei tempi cambiati per quanto riguarda l’approccio alle cose del sesso, si scatenò nelle Isole Britanniche una vera e propria campagna contro la terza pagina del Sun, con tanto di raccolta di firme. Arrivarono a circa 200.000 i sostenitori di “No more page 3”, che chiesero la fine di una pratica bollata come sessista, offensiva per le donne, anacronistica.
L’iniziativa fece scalpore, al punto che lo stesso patron Murdoch in seguito espresse tramite il suo account Twitter le sue evidenti perplessità, definendo la pratica consolidata dal suo tabloid come ormai “fuori moda” e sollecitando i lettori ad esprimere il proprio parere in merito. Finché pochi giorni fa il leggendario Times, nel frattempo diventato anch’esso quotidiano di proprietà dello stesso Murdoch, ha pubblicato un articolo in cui si diceva che il Sun aveva deciso di rinunciare al topless di pagina tre “in silenzio”. Sopprimendolo e basta.
Per alcuni giorni page 3 è diventata, per la prima volta dopo oltre quarant’anni, una normale pagina di giornale. Finché, con un clamoroso colpo di scena, dopo giorni di speculazioni è stato svelato lo scherzo architettato dall’editore nei confronti dei promotori di No more page 3. Ad ulteriore dimostrazione del suo genio, del talento mediatico che ne hanno fatto l’editore più potente e famoso del mondo.
Ieri mattina, il Sun è tornato in edicola con uno dei simboli dell’Inghilterra al suo posto. Per la gioia degli amanti della tradizione, sulla terza pagina del tabloid, sormontata dalla testata "chiarimenti e rettifiche", campeggiava la foto, ovviamente in topless, di una bionda modella che strizza l'occhio ai lettori più affezionati.
In una nota in calce alla foto, il giornale spiegava: "A seguito delle notizie comparse sugli altri media, vogliamo chiarire che questa è la Pagina 3 e questa è una foto di Nicole, 22 anni, da Bornemouth". E ancora, "Vogliamo chiedere scusa a nome dei media che hanno trascorso gli ultimi due giorni a parlare e scrivere di noi".
Pronta la risposta via Twitter dei promotori della campagna anti Pagina 3, che dichiarano che "la battaglia potrebbe ricominciare" e a loro volta ringraziano il tabloid per la pubblicità ricevuta. Ma in Inghilterra, si sa, le tradizioni sono estremamente dure a morire.
There’ll always be an England.

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